Il consulente seo Napoli è quel professionista che quasi sempre ha una sua agenzia di marketing

ed offre servizi di marketing e comunicazione alle imprese

 

 

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Consulente web marketing Napoli” sono certo che se sei un imprenditore partenopeo avrai cercato sui principali motori di ricerca questa parola chiave, ecco, nel seguente articolo proverò a spiegare il perché di ciò…

 

La risposta alla quale risponde è cosa fa il consulente marketing: trattasi di un esperto di marketing che affianca le imprese per migliorarne il posizionamento sul mercato affinché vi si raggiungano gli obiettivi prefissati che di solito, ovviamente, sono espressi in vero aumento di vendite e quindi di fatturato.

 

Sono tanti i professionisti che a Napoli si occupano di questo settore come, a dire il vero, in tutta Italia. Inutile affermare che se l’offerta è così alta perché vi è domanda, ma ci siamo mai chiesti del perché vi sia domanda? Il mercato sa ed è consapevole, sin dai tempi dei famosi “strilloni” di quanto sia importante diffondere “il verbo” del venditore affinché più persone vengano a conoscenza dei tuoi servizi/prodotti. Per dirla alla buona, non me ne vogliano i colleghi sparsi per lo stivale, il marketing si occupa per l’appunto, partendo da dettagliate analisi, della diffusione di ciò che vende un’azienda con il fine di aumentarne le entrate.

 

Detto ciò, passiamo al ruolo del consulente digitale, (o consulente di web marketing) ovvero un professionista che si occupa di marketing digitale, e quindi di tutto ciò che concerne il mondo dell’online. Talune volte questa figura partendo dall’offline è arrivata, poi, all’online oppure le nuove leve si sono approcciate (per sfortuna ndr) direttamente al mondo del digital senza poter assaporare l’odore di una brochure o della colla calda… ok, la smetto con il momento romantico.

Questa figura professionale è molte volte un consulente marketing freelance, ovvero è un lavoratore autonomo, quindi un libero professionista con tutti i costi e i benefici del caso.

 

consulente web marketing napoli

Consulente marketing stipendio

Lo so che ti sei chiesto più volte quanto guadagni un consulente marketing, inutile nasconderlo, ti conosco…

Dai, questa volta ti svelo dei segreti, entrerò nel mondo dei numeri di noi consulenti saziando, così, la tua curiosità.

Solitamente un consulente di web marketing guadagna dai 30mila (alle prime armi) ai 100mila euro annui. Ovviamente le forbici sono così ampie perché sono tanti i fattori da tenere in considerazione, come:

  • Posizionamento sul mercato;
  • Portfolio clienti;
  • Esperienza (a patto che si sia in grado di dimostrarla);
  • Professionalità
  • Capacità di saper vendere i propri servizi (anche se ci si aspetta che un esperto di marketing sappia vendere se stesso… o almeno si spera)
Ovviamente questi numeri sono lordi e riguardano il mercato italiano. Certo è che conosco consulenti che guadagnano cifre ben più alte ed anche (purtroppo) più basse. Insomma, è il mercato, se sei in grado di conquistarlo guadagni, viceversa… a te la risposta!

Consulente marketing Napoli? Scopriamo insieme chi è e di cosa si occupa questo professionista del settore del marketing. Si sa, oggi sempre più spesso si sente parlare di marketing e di tecniche di mercato. Ma sei sicuro di conoscere davvero tutto di questa professione? Il consulente marketing è oggi una figura sempre più ricercata nel panorama pubblicitario, sia perché oggi il mercato è decisamente cambiato, sia perché questa è una professione in continua evoluzione. In questo articolo scopriremo insieme tutto ciò che c’è davvero da sapere sul consulente marketing.

consulente marketing napoli

Consulente marketing Napoli: chi è e di cosa si occupa?

Ma chi è davvero il consulente marketing e quali sono le attività che svolge? Questo è uno specialista della comunicazione. Il suo lavoro consiste principalmente nel pianificare tutte le strategie mirate sia ad incrementare il business di un’attività che – far ottenere a quest’ultima – un  numero maggiore di clienti. Il consulente marketing e comunicazione delinea inoltre la brand identity di un’azienda curandone il posizionamento e la reputazione aziendale. Il suo ruolo è quindi finalizzato all’incremento del business di un’azienda.

Le sue attività principali sono:

  • Creazione del piano editoriale;
  • Ideazione del marketing strategico;
  • Progettazione della comunicazione online e offline;
  • Gestione del sito web;
  • Gestione dei social media;
  • Pianificazione della comunicazione relazionata al target di riferimento;
  • Creazione e gestione dei contenuti adatti per ogni tipo di attività;
  • Gestione delle campagne Facebook e Google;
  • Gestione delle campagne di comunicazione diretta;
  • Delineazione della brand identity;
  • Coordinamento della reputazione aziendale;
  • Creazione e coordinamento delle le strategie mirate ad aumentare il numero di clienti.

Giornata tipo del consulente marketing

Il consulente marketing lavora a stretto contatto con un team altri specialisti della comunicazione come grafici, copywriter e social media manager. Il consulente può scegliere se lavorare presso un’agenzia di marketing e comunicazione o presso un ufficio all’interno di una sola azienda. Il consulente marketing organizza – per prima cosa – il piano di lavoro giornaliero e dispone le strategie giuste per i clienti. La figura del consulente di marketing è davvero importante per l’identità e la reputazione di un’attività, perché gestisce le campagne sia Facebook che Google del brand aumentando così il suo posiziona memento e facendogli acquisire un numero maggiore di clienti.

Consulente marketing Napoli: come cercare quello  che fa per te?

Consulente marketing Napoli? Ti starei chiedendo come cercare quello che fa proprio al caso tuo e della tua azienda. Devo dirti che però cercato il professionista perfetto non è proprio semplice. Nonostante infatti ci siano davvero tanti esperti preparati sul territorio devi valutare chi davvero si occupa del tuo settore. Ad oggi infatti ci sono professionisti specializzati in un solo settore di riferimento e altri che invece si occupano di del marketing in senso lato. Cercare quindi il consulente giusto vuol dire individuare il professionista che si occupa proprio del settore che fa al caso tuo.

 

Il commercio – e di conseguenza il modo di pubblicizzare determinate attività – è davvero cambiato in questi ultimi anni. Sempre più sentiamo parlare oggi della figura del  consulente di marketing e comunicazione a Napoli. Ma chi è e di cosa si occupa nello specifico questa figura? In questo articolo parleremo proprio del consulente di marketing a Napoli e quali mansioni svolge sia se lavoro in modo indipendente che se svolge la propria attività presso un agenzia di consulenza marketing.

Consulente di marketing e comunicazione: chi è?

Ma chi è nello specifico il consulente di marketing e che attività svolge? Il consulente di marketing e comunicazione è uno specialista della comunicazione che si occupa di pianificare le strategie giuste per incrementare il business di un’attività e per ottenere un  numero maggiore di clienti. Il consulente di marketing si occupa inoltre della brand identity, del posizionamento ma anche della reputazione aziendale dell’attività. Il consulente marketing per aziende individua e coordina inoltre il giusto piano per fa sì che un’azienda possa differenziarsi da tutte le altre, occupandosi di tutto ciò che ruota intorno a un brand. Il consulente marketing digitale infine si occupa anche delle strategie perfette per incrementare la visibilità dei social media, e progetta il sito del brand. Infine, come dicevo poc’anzi, questa figura può svolgere la propria attività sia presso un’agenzia di marketing e comunicazione che presso un’azienda. Oggi però è sempre più presente la figura del consulente marketing freelance.

Consulente marketing a Napoli: quali attività svolge?

Ma quali sono le attività che un consulente svolge nello specifico? Questa figura infatti, occupandosi di pubblicità, svolge davvero numerose attività tutte finalizzate all’incremento del business di un’azienda. Vediamo insieme quali sono le attività.

  • Crea il piano editoriale e di marketing strategico;
  • Crea progetti di comunicazione online e offline;
  • Crea e gestisce il sito web dell’attività;
  • Crea e gestisce i social media pianificando la comunicazione giusta per il target di riferimento;
  • Individua i mezzi giusti per la realizzazione di un determinato obiettivo;
  • Crea e gestisce i contenuti giusti per l’attività;
  • Si occupa delle campagne Facebook e Google del brand;
  • Crea e gestisce le campagne di comunicazione diretta;
  • Si occupa della brand identity di un’azienda;
  • Coordina la reputazione aziendale dell’attività;
  • Crea e coordina le strategie perfette per aumentare il numero di clienti.

Come cercare il giusto consulente di marketing e comunicazione a Napoli?

Cercare il consulente marketing a Napoli – ma in generale un po’ ovunque – non è semplice. Oggi infatti ci sono davvero tanti professionisti preparati che si occupano di questo settore, ma ciò che può rendere la ricerca più lunga è trovare il consulente adatto alla esigenze dell’azienda in questione. Esistono infatti consulenti di marketing specializzati in un solo settore, o altri invece che si occupano di diversi settori e del marketing in senso lato. Cercare quindi il consulente giusto vuol dire individuare il professionista che si occupa proprio del settore che fa al nostro caso.

Di cosa si occupa un consulente social a Napoli? E soprattutto come si svolge la sua giornata tra clienti e nuovi progetti? Questa è una delle domande che in molti ancora si pongono. Quello del consulente social è un lavoro tanto impegnativo quanto affascinate. Il social media manager è quella figura professionale che si occupa della gestione dell’attività sui social media di azienda, attività local, personaggi famosi, politici ma anche di Istituzioni e marchi. Uno degli obiettivi della sua attività è quella di pubblicizzare e incrementare la reputazione e la presenza sui social della persona o dell’azienda di cui si occupa. Di solito il consulente lavora presso un’agenzia di marketing e comunicazione, ma  può anche scegliere di dedicarsi all’attività di freelancer o di libero professionista.

Lavoro di social media manager a Napoli

Ma come si svolge una giornata di lavoro di un social media manager a Napoli? Il consulente lavora in sinergia con un team di grafici e copywriter presso un’agenzia di social media e di comunicazione o presso un’agenzia o ufficio di social media marketing a Napoli, oltre che a collaborare con diverse agenzie grafiche. Il consulente social per prima cosa organizza il piano di lavoro giornaliero e dispone i contenuti per i social dei suoi clienti. Quello del consulente è un lavoro davvero minuzioso in quanto controlla e incrementa – tramite apposite strategie – l’engagement degli utenti, ma non solo, crea e monitora l’andamento dei canali social. Il consulente inoltre pianifica e idea le strategie vincenti per sponsorizzare tramite i social media.

Corso social media manager a Napoli

Per diventare social media manager solitamente serve una laurea in marketing e comunicazione o in comunicazione digitale, ma – in ogni caso – esistono corsi specializzati in grado di fornire tutte le competenze necessarie per farsi strada in questo lavoro. Oltre i corsi a pagamento esistono tuttavia anche corsi gratuiti di social media manager davvero validi. E se invece cerco un social media manager a Napoli? Niente paura! Nella città partenopea ci sono diverse figure specializzate in questo settore. Un consiglio necessario nella ricerca del proprio consulente è però verificare prima in quale settore è specializzato quel professionista. Se per esempio sei un personaggio politico e in vista di una campagna elettorale cerchi il tuo consulente certamente sarà meglio cercarne uno specializzato in comunicazione politica. Al contrario, se stai per lanciare un brand di moda ti affiderai a un consulente specializzato nel settore del fashion.

 

 

 

Una mia intervista rilasciata all’amico e grandissimo professionista Roberto Race per la sua straordinaria rubrica “Innovatori“.

 

“Una stanza senza libri è come un corpo senza anima” è questa citazione di Marco Tullio Cicerone quella preferita da Pasquale Incarnato. Esperto in comunicazione, Incarnato (Napoli 1989), si è sempre dedicato al mondo dell’editoria, al giornalismo, e alla comunicazione in tutte le sue forme. Digital Pr, Blogger, Media Relations e impegnato in attività di Public Affairs, con una laurea in culture digitali e della comunicazione, è Ceo de IlVaporetto,com, portale d’informazione prima, quotidiano poi. Responsabile comunicazione, addetto stampa e social media strategist per imprese ed enti. Certo che la comunicazione sia tutto, ha fatto di essa il proprio pane quotidiano proponendo soluzioni innovative a partire da idee semplici quanto essenziali”(Leggi di più)

Ogni qualvolta si identifica il marketing internazionale come un mostro a tre teste da relegare in un angolo il marketing muore. Il riferimento è agli attori aziendali che sono soliti reputare il marketing internazionale di secondo piano, senza capire che lo stesso non è altro che una – necessaria – espansione di quello nazionale.

Adeguarsi a quanto avviene intorno a noi, oggi, risulta l’aspetto focale per un’azienda, e ne concerne che tralasciare il marketing internazionale porrà dei limiti grossi non troppo lontani nel tempo.

Entriamo nel dettaglio. Il fine del marketing internazionale è lo scambio di merci tra due o più paesi, le cui fondamenta si basano su una dettagliata quanto vitale analisi del mercato su cui si vorrà insistere, per coglierne gli aspetti utili alla appena successiva azione strategica.

Quindi, c’è da considerare:

– Paesi verso i quali indirizzare la propria offerta;
– Domanda nei paesi esteri individuati;
– Merce da offrire per soddisfare i bisogni dei segmenti di domanda individuati;

Analisi del mercato e quindi della domanda estera; valutazione dei rischi e minimizzazione dei fattori oggettivamente pericolosi; pianificazione accordi e trattative commerciali; attenta selezione della rete di distribuzione su parametri economici e logistici; strutturazione campagna pubblicitaria.
Questi alcuni dei punti salienti che ogni addetto al marketing internazionale dovrebbe tener ben presenti prima di sedersi al tavolo con l’amministratore delegato per proporgli di varcare nuovi orizzonti, di conquistare nuovi mercati. Quindi, prima di alzare l’asticella – dato per scontato di averne colto i vantaggi – risulta essenziale sapere quali siano gli aspetti rilevanti di una campagna di marketing indirizzata a mercati decisamente diversi rispetti a quelli ordinari.

L’obiettivo primario del marketing internazionale sta nell’individuazione del nevralgico punto d’incontro tra domanda internazionale o domanda di un singolo mercato estero e l’offerta aziendale. Quindi, capire ed esplorare il mercato estero, adeguarsi allo stesso senza sottovalutare le priorità della domanda rispetto all’offerta.

Altri aspetti da tenere in considerazione se si desidera intraprendere quest’avventura sono quelli legati alla modalità di espansione,
vediamo di seguito:

– Espansione semplice: stessi segmenti di destinazione della domanda interna con gli stessi prodotti;

– Sviluppo del prodotto: stessi segmenti ma prodotti nuovi;

– Sviluppo del mercato: segmenti diversi ma stessi prodotti;

– Diversificazione: Nuovi segmenti e relativi nuovi prodotti.

Insomma, il successo è scalabile, ma senza strategia, studio e lungimiranza ci si allontana poco dalla bottega giù casa.

Un mio contributo per Negative Space

 

Ho sempre pensato che vivere professionalmente questi anni sia straordinario, nonostante in tanti mi daranno del pazzo. Certo, riesco a concepire ciò da un punto di vista diverso, non comune.
Siamo attori protagonisti (e non) di quello che è uno dei più grandi e radicali cambiamenti che hanno investito la comunicazione: abbiamo assistito alla variazione direzionale del messaggio passando da una comunicazione di tipo verticale ed unidirezionale a quella orizzontale e bidirezionale. Non molto tempo fa vi era il mittente, il medium, il messaggio e il destinatario. Senza diritto di replica. Avete mai visto qualcuno urlare contro un manifesto pubblicitario affisso in strada? Io no.
Per esemplificare e schematizzare il processo appena descritto cito il famoso studioso politico Lasswell che, appena dopo la II Guerra Mondiale, un po’ come i teorici della materia del tempo, cercò di analizzare gli effetti dei mezzi di comunicazione di massa sul pubblico e formulo la seguente affermazione:
“Chi? (Mittente)
Dice cosa? (Messaggio)
Attraverso quale canale (Medium)
A chi? (Ricevente)
Con quali conseguenze? (Effetti)?”

Oggi, invece, siamo immersi nel tempo tempo della comunicazione orizzontale: mittente, medium, messaggio, destinatario e di nuovo messaggio, medium e mittente che diviene, a sua volta, destinatario. Strano? Non proprio. Ci sono centinaia di milioni di persone che quotidianamente comunicano tra loro, con l’esigenza naturale di socializzare, e nel farlo rispondono ad un messaggio di una multinazionale, dopo aver condiviso sul social network un loro selfie.
Non è da sottovalutare che questo tipo di variazione comporta anche una certa flessibilità psicologica e culturale da parte dell’utente: infatti la multimedialità, nella fattispecie, stimola processi cerebrali diversi rispetto a quelli tradizionali e, quindi, richiedere una maggior complessità percettiva ma con una soglia di attenzione diversa.

Mi piace definire la comunicazione dei tempi nostri circolare o reticolare: un sistema dove il classico concetto “da uno a molti”, “Da molti a uno” è superato e sfiora il “da tutti a tutti”. Ognuno può essere produttore di sé stesso. Insomma, una sorta di democratizzazione della comunicazione pare aleggiare sulla nostra società, senza però tralasciare un tema a cui tengo tanto, tantissimo: il Digital Divide. Siamo qui a parlare di tutto ciò e voi a leggermi perché viviamo in un paese industrializzato il cui accesso alla rete è più o meno accessibile a tutti. Ci sono fette intere del globo che non hanno la possibilità di utilizzare le nuove (o ormai vecchie) tecnologie e, quindi, di poter vivere questa enorme rivoluzione. Purtroppo.

Vi lascio e ricordate di comunicare. Sempre.

Di seguito una mia intervista rilasciata al quotidiano partenopeo “Qualcosa di Napoli” che potrete leggere anche QUI

 

 

Eccoci Pasquale, ci siamo riusciti. Vogliamo porti un po’ di domande sulla tua attività professionale che ci affascina molto e che sarà, senza dubbio, parte integrante del lavoro di domani.

Parlaci di te, di cosa ti occupi oggi?
Domanda difficile quindi. Avrei bisogno di un editoriale con cadenza fissa per raccontare cosa faccio. Scherzi a parte, in primo luogo ringrazio la redazione di Qualcosa Di Napoli sempre attenta, focalizzata sui temi caldi che attanagliano la nostra città e con sguardo lungimirante sull’intero quadro nazionale. Arrivo al punto: mi occupo di comunicazione per aziende ed enti, di formazione e di strategie digitali. Ad oggi mangio di pane e web, di social media, di marketing e di tantissimo altro. Tutte materie che ho studiato e che da un po’ di anni insegno. Specializzato in sviluppo brand, sotto l’aspetto comunicativo, curo la nascita di un marchio, il lancio e le strategie digitali. Amo le sfide, e soprattutto amo vincerle ecco perché faccio questo lavoro. Quando, invece, ho un po’ di tempo (3 ore a settimana) provo ad andare in bici e a spegnere il cervello.

Cosa ti piace della formazione?
Cosa non piace, forse, sarebbe la domanda corretta. Adoro la formazione in tutte le sue sfaccettature, e parto da lontano, da molto lontano: credo molto nel concetto di innovazione e penso che gli innovatori siano coloro che vedono dello straordinario nell’ordinario. Da un’esperienza riescono a fornire una visione diversa del normale. Sono coloro che si cibano di prospettive e passione. Il formatore dovrebbe, secondo me, essere un innovatore. Bisogna cercare di dare un’alternativa, attraverso le proprie doti, per osservare il mondo con occhi diversi. E sarà il destinatario della lezione e motivare l’essenza di tutto ciò. Se è predisposto all’ascolto e alla crescita. Poi aggiungo un’altra cosa e prometto che sarà l’ultima: continuo a ripetere ai colleghi e soprattutto a me stesso che fare formazione ci ha dato una possibilità, la stessa che dovrebbero avere tutti: aver consapevolezza delle proprie capacità. Vi chiederete cosa significhi tutto ciò. È semplice, tutto sommato: puoi essere un tecnico, un genio, ma se non sai apprezzare te stesso queste qualità non riuscirai mai ad esternarle. Ecco perché penso che il primo fattore focale da insegnare, come provo a fare sin dal mio primo giorno, sia la determinazione ed il prendere coscienza di quanto si sappia già fare e di quel che sarà. Quindi, consapevolezza e dinamicità sono la ricetta vincente per riuscire ad affrontare le nuove sfide che la società contemporanea ci pone dinanzi. Le persone prima, le cose dopo. Il mio mantra.

Progetti in cantiere?
Anche qui ne sono un po’. Ma posso rispondere brevemente focalizzandomi su quello per cui mi sto impegnando di più. Sto per lanciare una scuola di formazione per dare la possibilità a tutti di accedere al mondo del digitale e di poter mettere le basi per un percorso professionale serio e strutturato affinché si sia pronti per i mestieri del domani. O di oggi, ahinoi. Il lancio di tutto ciò è cosa non facile, fatta di mille ostacoli, ma la caparbietà, la forza di volontà e le competenze stanno facendoci superare decine e decine di salite ripide. Una delle più grandi difficoltà è il combattere il profluvio di “ore fuffa” di sedicenti maestri che si trovano bighellonando in rete. Trovo stiano mandando in narcosi un settore su cui c’è ancora tanto da lavorare. Ma riusciremo anche in questo, ovviamente. Rimanete sintonizzati.

Ormai è indubbio quanto è importante il web marketing per portare clienti alle aziende.

Se pensiamo a quanto si spendeva in volantinaggio anni fa (ehi, e molti lo fanno ancora!) per pubblicizzare le proprie promozioni, una nuova apertura, un prodotto appena arrivato. Il tutto senza metriche di ritorno, se non “a occhio”, a spanne.

Quindi molto spesso si fa l’errore di considerare l’investimento nell’online un costo freddo, e non appunto un investimento.

Il fatto che mi capita osservando le persone, è che tutti sono immersi nel proprio telefono, guardando video, sfogliando i social e il web in una continua navigazione senza soluzione di continuità.

Eppure sembra che in Italia siamo ancora all’età della pietra.

In questo articolo voglio raccontarti un po’ della mia esperienza, per vedere se Google ADS (Google Adwords) può essere utile come strumento integrato nella tua strategia di web marketing per la tua attività locale (oppure no!)

Per chi non lo conosce, Google Ads è lo strumento pubblicitario che permette di essere visibili (a pagamento) su Google per determinate parole chiave (o anche per gruppi di interessi, o cataloghi prodotti, ma non ne parleremo in questa sede).

 

 

 

 

 

 

Quando si pianifica di usare Google ADS quello che si rischia principalmente è di sbagliare il budget campagna. Se hai un’idea di quanto spendere mensilmente, utilizza il primo mese di settaggi per valutare bene la risposta del tuo pubblico e quanto ti costa avere il singolo LEAD (visita, conversione), perché la risposta potrebbe essere anche che Google ADS non fa per te. Ho avuto esperienza di campagne con molto budget al  mese di budget che non coprono una giornata di campagna. Questo significa avere la percezione di spendere tanto, quando magari raddoppiando il budget giornaliero, o aumentandolo di un 10/15/30% si arriva a conversione. L’obiettivo per la buona rotazione è di avere una copertura adeguata a farci trovare dai nostri potenziali clienti negli orari in cui cercano di più. Un sito fatto bene, con landing rispondenti al pubblico che ricerca converte in media per un discreto risultato circa il 2% delle visite che ottiene.  Questo significa avere una copertura che mi permetta di fare quelle 100 visite adeguate per ottenere le mie 2 conversioni. E il valore della conversione deve ripagare gli investimenti rendendomi un utile adeguato.

Spesso conviene infatti targetizzare le pubblicazioni degli annunci in orari specifici, a fasce orarie e in giorni ben selezionati, evitando di “sprecare” nella fase di “fuori orario” facendo campagne approssimative che girano per 24 ore al giorno. Meglio 8 ore che convertono che 24.

In genere bisogna sempre valutare, soprattutto nella fase iniziale della partenza della campagna, che il budget viene “sprecato” per darci dei dati, che ci fanno riflettere e sui cui risultati possiamo ottimizzare le nostre scelte per fare meglio nei periodi successivi.

 

 

 

 

 

Un’altra fase delicata è la scelta delle parole chiave. Può sembrare la fase più facile perchè Google mette a disposizione strumenti dettagliati per darci suggerimenti su quali parole inserire. E questa sensazione di facilita può creare dei danni inimmaginabili. A livello di uso e abitudine, per capire prima possibile la piega che prenderà la campagna, tendo sempre ad usare le parole chiave con la corrispondenza esatta (quelle racchiuse fra parentesi quadre [ ] ) che fanno vedere gli annunci quando l’utente digita ESATTAMENTE quelle parole tra parentesi, e non altre. Aggiungo inoltre le stesse varianti con la corrispondenza a frase (parole chiavi tra virgolette ” “) che attivano gli annunci solo quando qualcuno cerca la parola chiave come frase esatta o come una variante simile di tale frase esatta, con parole aggiuntive poste all’inizio o alla fine.

Questi due gruppi permettono un minore spreco di budget e una ricerca più determinata se si conoscono bene le chiavi per noi “importanti”.

Dopo un periodo di studio che in genere mi dura 20/30 giorni con un budget di test, tendo a usare una caratteristica analisi delle parole chiave scelte: la funzione Termini di Ricerca, che ci permette di sapere quali termini sono stati ricercati dagli utenti ed hanno attivato gli annunci. Ma io lo so quali parole chiave ho scelto direte voi. Eh si certo. Però il nostro amico Ads attiva gli annunci anche per termini simili. Ed inoltre, quando le parole chiave scelte sono nell’ordine di diverse centinaia, può capitare che le combinazioni ci portino a non filtrare bene, impattando ricerche che non sono utili per i nostri servizi.

Dopo questo controllo possiamo inserire le parole chiave non utili nella lista di PAROLE ESCLUSE (una volta si chiamavano A CORRISPONDENZA INVERSA). E questo passaggio permette di avere una lista chiavi più pulita.

Da quel momento ci occupiamo quindi di distribuire meglio il budget, sui dispositivi con più ricerche (in genere mobile) e scegliere quando e se apparire in testata di prima pagina.

 

 

 

 

 

Senza approfondire ulteriormente altri segmenti del variegato mondo di Google ADS, vorrei sottolineare l’importanza della caratteristica Termini di Ricerca in fatto di Parole Chiave. Questa caratteristica ci permette anche di avere dati precisi nello studiare una strategia di posizionamento, quindi utile anche in chiave SEO, perché in questo caso la Campagna Google Ads può funzionare da test, in quanto  Termini di Ricerca ci racconta esattamente cosa l’utente cerca in fatto di sinomini e termini esatti, fornendoci quindi un preciso feedback su quali termini sono i più ricercati in generale in merito ai nostri servizi. Dico questo perché utilizzo molto questo strumento di Google ADS anche nella fase di studio e pianificazione di SEO per progetti ai quali collaboro. Non Sottovalutatela.

Parlare di copywriting in senso generico, è come voler cercare un ago in un pagliaio. Mai espressione fu più coerente con il concetto in questione. Perché ti sto dicendo questo? Semplice, il copywriting è un argomento vastissimo e il più delle volte viene preso troppo alla larga. Al contrario, secondo me, bisognerebbe essere molto più specifici quando si parla di scrittura per il web.

 

Nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire il lavoro di grandissimi professionisti. Ho investito tempo ed energie, ho stalkerato costantemente quelli che reputo essere dei “mostri” del digitale e ho imparato che, affermare di lavorare come copywriter non vuol dire assolutamente niente.

 

Il web copywriting è una macro area, in cui molti di noi operano. Sappiamo che i contenuti sono fondamentali e quindi abbiamo deciso di investire tutta la nostra formazione in merito.

 

La verità, però, è che far parte di una macro area del copy, non può bastare. Devi settorializzare il tuo mestiere, specializzarti in qualcosa in particolare. Insomma, devi investire nel copywriting di nicchia, a mio modesto parere.

 

A questo proposito, ho cominciato a leggere tanto, ad approfondire e a sperimentare. Volevo capire in cosa ero particolarmente portata in merito alle mie capacità di copy.

 

Qualche mese fa, ho messo su un progetto insieme ad un mio collega. Di che si tratta? Di un vero e proprio progetto editoriale. In realtà è iniziato per gioco ed è diventato un’idea concreta da pochissimo. Come tutti i grandi sogni, anche questo richiede tanta strada ma non ci spaventa.

 

Ho avuto la possibilità di unire la mia passione per la scrittura, la poesia e i racconti, a quella di perseguire un obiettivo lavorativo. Scrivere per me, è abbastanza naturale. Non impiego molto tempo a formulare dei concetti, più che altro è la fase di revisione e correzione che mi porta via moltissimo tempo. Rileggo i miei contenuti almeno 10 volte. Cambio la struttura del post per altre 10 volte e poi, finalmente, lo pubblico.

 

Piacere e Piacersimolto più di un progetto di copy

 

 

Piacere e Piacersi, diversamente da un blog normale, è un contenitore di testi, poesie, racconti d’amore, racconti erotici, news e tanto altro. Il tema centrale è l’amore verso se stessi: impara ad amarti e ad amare.

 

Sembra un concetto piuttosto astratto, ma secondo me in una società dove la protagonista è l’apparenza, supportata principalmente dal numero di like ad una foto, bisogna un attimo fare un passo indietro.

 

Curando questo progetto, ho avuto modo di rapportarmi a donne dai 25 ai 55 anni di età, che palesemente hanno necessità di essere ascoltate e di imparare ad amarsi di nuovo. Tutta la comunicazione di Piacere e Piacersi è incentrata su questo.

 

Ogni poesia, pensiero e parola è rivolta all’amore. Mi sono resa conto che il mio lavoro poteva essere un modo per parlare alle persone, alle donne in particolare. Le persone hanno bisogno semplicemente di qualcuno che gli dia coraggio.

 

In questo senso sto settorializzando le mie capacità di copywriter, in quanto non utilizzo un modo di comunicare formale ma molto vicino a queste donne. Mi vesto dei loro panni, cerco di capirle. La sorpresa maggiore è stata quando stesso le nostre utenti, si sono sentite libere di mandarci i loro racconti e le loro poesie.

 

Era esattamente questo quello che desideravo. Volevo che lo spazio Facebook e poi quello del sito internet, sviluppato ad hoc, diventassero un “luogo libero” dove poter parlare esplicitamente di sogni, di amore, di passione e di erotismo.

 

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che scrivere di sesso, amore e passione mi viene particolarmente naturale. L’aspetto che più mi ha lasciata senza parole è che alle persone, piace proprio tanto leggere racconti erotici.

 

Probabilmente questo accade anche perché stesso io sono una sentimentale, una che non smette mai di sperare e sognare. Scrivere di amore ed erotismo mi fa sentire a mio agio con la tastiera.

 

…da qui una bella riflessione sul mio lavoro di copy

 

Se scrivi “come diventare copywriter o come scrivere un articolo in ottica SEO”, vedrai che i risultati della SERP ti mostreranno tanti di quei contenuti in merito, che non saprai da dove iniziare a leggere.

 

Chiaramente i blog autorevoli sono pochi, secondo me. Quelli che sanno trattare l’argomento senza annoiare il lettore o spaventarlo non sono molti.

 

Stesso io mi reputo noiosa e severa quando parlo di copywriting puro. Ecco perché qui voglio parlare di copywriting emozionale, creativo, sentimentale, insomma non volto alla mera vendita.

 

 

Ti racconto un’esperienza della mia vita che non tutti conoscono.

Anni fa ho seguito un corso di vendita. Ero stata presa a lavorare in una grande azienda come rappresentate. Ero discretamente portata devo dire. Entravo nel negozio in questione e la presa di appuntamento per me era proprio facile.

 

Quando, però, si arrivava al momento di mostrare i numeri al potenziale cliente, scivolavo su di una buccia di banana. Mi mancava la parte “business woman”, quella in grado di guardare dritto negli occhi il mio cliente senza timore, illustrandogli i vantaggi economici. Ero una vera “pippa” se si trattava di parlare di numeri.

Cosa mi mancava allora? La sicurezza rispetto a quello vendevo.

Oggi, invece, del mio lavoro sono sicura. Sono consapevole di quello che so fare e non temo la concorrenza. Non perché sono più brava di loro. Assolutamente no.

 

Reputo di dover ancora studiare tanto ma quello che so, è che le parole possono essere un ottimo strumento di potere, se usate bene. Io sto imparando ad usarle con criterio. Il mio lavoro mi obbliga a farlo.

 

Curare Piacere e Piacersi, mi obbliga a fare un passo indietro sulla mia formazione di marketing. Parlare alle persone, ad un target specifico, vuol dire entrare nella loro testa, comprendere le loro aspettative, i loro dubbi e le loro speranze.

 

In realtà, quello che sento spesso affermare dai grandi professionisti del settore è proprio questo concetto: “Devi entrare nella mente dell’utente”.

 

David Ogilvy affermava: “La consumatrice non è una cogliona. È tua moglie”. In pratica, trattare l’utente come fosse un bambino o spiegargli i concetti con sufficienza, non tenendo conto della sua possibile personalità, è un errore imperdonabile per chi si occupa di copy.

 

In questo senso il copywriting può diventare settoriale. Tutti i copywriter sanno parlare al loro target, ma un errore che noto spesso in molti copy, è quello di generalizzare la comunicazione. Stesso io ho impiegato molto tempo prima di capire che è necessario mettere molto della propria personalità in un articolo.

 

Anche in un altro caso, con un mio cliente, ho fatto un esperimento con la sua community di Facebook. Per un periodo ho pubblicato articoli emozionali, raccontato storie, portato esempi di persone ed esperienze reali.

 

Non me le sono inventate, ho fatto ricerca. Ho consultato vari forum in merito all’argomento e ho letto molti interventi di persone che avevano fatto quella precisa scelta di acquisto. Il tasso di engagement per gli articoli di questo tipo è stato del 50% più alto, rispetto a quelli informativi.

 

Cosa ne ho ricavato come pensiero? Che se vuoi scrivere per lavoro, devi imparare a parlare con te stesso, prima di tutto. Le regole certo sono fondamentali, così come anche non sottovalutare mai l’intelligenza del nostro utente, ma devi andare oltre.

 

Attenzione però, la mia non è una verità assoluta. Chiaramente i miei sono studi su casi reali, ma rappresentano una percentuale del totale degli utenti che leggono i miei blog.

 

Tu devi fare i tuoi di esperimenti, sul tuo target. Utilizzare sempre un copywriting emozionale o fare storytelling, non è la risposta vincente per tutti i clienti. Devi capire come comunicare con il tuo di target.

 

Quello che però voglio dirti è che curare un blog, scrivere delle lettere di vendita è un’attività che non può essere basata solo su criteri tecnici (grammatica, SEO e formattazione). Anche per gli articoli informativi o quelli che devono risolvere un problema, devi entrare nella mente di chi sti sta leggendo.

 

Questo è il punto dolente del copywriting: si scrive di tutto, si affrontano tanti argomenti diversi e si diventa esperti di infissi o di scarpe, in meno di un mese.

 

Probabilmente, quello che bisognerebbe fare è stringere il campo del proprio lavoro. Anche se all’inizio si perde qualche cliente, non fa niente. Meglio pochi ma redditizi. Specializzarsi in un ambito del copywriting, serve proprio a renderti unico sul mercato.

 

La comunicazione con se stessi è la chiave di tutto. Impara a comunicare con te stesso ogni giorno di più. Esci, non vivere attaccato al computer.

 

Il nostro è un lavoro creativo e il mondo è un ottimo punto di partenza per farti ispirare. Guardati sempre intorno, confrontati con il resto delle persone. Vedrai che sapranno aiutarti a scrivere meglio.