Qui un mio approfondimento sul tema marketing territoriale e social media.

Buona lettura

 

Social Media Marketing Napoli

Qui un mio approfondimento su Il Roma di sabato 1 agosto rispetto il social media marketing

 

Social Media Marketing Napoli

 

Qui un mio approfondimento uscito su Cronache di Napoli il 17 luglio 2020 in merito al Divario digitale

 

 

Scarica qui il PDf

 

Una mia intervista rilasciata all’amico e grandissimo professionista Roberto Race per la sua straordinaria rubrica “Innovatori“.

 

“Una stanza senza libri è come un corpo senza anima” è questa citazione di Marco Tullio Cicerone quella preferita da Pasquale Incarnato. Esperto in comunicazione, Incarnato (Napoli 1989), si è sempre dedicato al mondo dell’editoria, al giornalismo, e alla comunicazione in tutte le sue forme. Digital Pr, Blogger, Media Relations e impegnato in attività di Public Affairs, con una laurea in culture digitali e della comunicazione, è Ceo de IlVaporetto,com, portale d’informazione prima, quotidiano poi. Responsabile comunicazione, addetto stampa e social media strategist per imprese ed enti. Certo che la comunicazione sia tutto, ha fatto di essa il proprio pane quotidiano proponendo soluzioni innovative a partire da idee semplici quanto essenziali”(Leggi di più)

Ogni qualvolta si identifica il marketing internazionale come un mostro a tre teste da relegare in un angolo il marketing muore. Il riferimento è agli attori aziendali che sono soliti reputare il marketing internazionale di secondo piano, senza capire che lo stesso non è altro che una – necessaria – espansione di quello nazionale.

Adeguarsi a quanto avviene intorno a noi, oggi, risulta l’aspetto focale per un’azienda, e ne concerne che tralasciare il marketing internazionale porrà dei limiti grossi non troppo lontani nel tempo.

Entriamo nel dettaglio. Il fine del marketing internazionale è lo scambio di merci tra due o più paesi, le cui fondamenta si basano su una dettagliata quanto vitale analisi del mercato su cui si vorrà insistere, per coglierne gli aspetti utili alla appena successiva azione strategica.

Quindi, c’è da considerare:

– Paesi verso i quali indirizzare la propria offerta;
– Domanda nei paesi esteri individuati;
– Merce da offrire per soddisfare i bisogni dei segmenti di domanda individuati;

Analisi del mercato e quindi della domanda estera; valutazione dei rischi e minimizzazione dei fattori oggettivamente pericolosi; pianificazione accordi e trattative commerciali; attenta selezione della rete di distribuzione su parametri economici e logistici; strutturazione campagna pubblicitaria.
Questi alcuni dei punti salienti che ogni addetto al marketing internazionale dovrebbe tener ben presenti prima di sedersi al tavolo con l’amministratore delegato per proporgli di varcare nuovi orizzonti, di conquistare nuovi mercati. Quindi, prima di alzare l’asticella – dato per scontato di averne colto i vantaggi – risulta essenziale sapere quali siano gli aspetti rilevanti di una campagna di marketing indirizzata a mercati decisamente diversi rispetti a quelli ordinari.

L’obiettivo primario del marketing internazionale sta nell’individuazione del nevralgico punto d’incontro tra domanda internazionale o domanda di un singolo mercato estero e l’offerta aziendale. Quindi, capire ed esplorare il mercato estero, adeguarsi allo stesso senza sottovalutare le priorità della domanda rispetto all’offerta.

Altri aspetti da tenere in considerazione se si desidera intraprendere quest’avventura sono quelli legati alla modalità di espansione,
vediamo di seguito:

– Espansione semplice: stessi segmenti di destinazione della domanda interna con gli stessi prodotti;

– Sviluppo del prodotto: stessi segmenti ma prodotti nuovi;

– Sviluppo del mercato: segmenti diversi ma stessi prodotti;

– Diversificazione: Nuovi segmenti e relativi nuovi prodotti.

Insomma, il successo è scalabile, ma senza strategia, studio e lungimiranza ci si allontana poco dalla bottega giù casa.

Un mio contributo per Negative Space

 

Ho sempre pensato che vivere professionalmente questi anni sia straordinario, nonostante in tanti mi daranno del pazzo. Certo, riesco a concepire ciò da un punto di vista diverso, non comune.
Siamo attori protagonisti (e non) di quello che è uno dei più grandi e radicali cambiamenti che hanno investito la comunicazione: abbiamo assistito alla variazione direzionale del messaggio passando da una comunicazione di tipo verticale ed unidirezionale a quella orizzontale e bidirezionale. Non molto tempo fa vi era il mittente, il medium, il messaggio e il destinatario. Senza diritto di replica. Avete mai visto qualcuno urlare contro un manifesto pubblicitario affisso in strada? Io no.
Per esemplificare e schematizzare il processo appena descritto cito il famoso studioso politico Lasswell che, appena dopo la II Guerra Mondiale, un po’ come i teorici della materia del tempo, cercò di analizzare gli effetti dei mezzi di comunicazione di massa sul pubblico e formulo la seguente affermazione:
“Chi? (Mittente)
Dice cosa? (Messaggio)
Attraverso quale canale (Medium)
A chi? (Ricevente)
Con quali conseguenze? (Effetti)?”

Oggi, invece, siamo immersi nel tempo tempo della comunicazione orizzontale: mittente, medium, messaggio, destinatario e di nuovo messaggio, medium e mittente che diviene, a sua volta, destinatario. Strano? Non proprio. Ci sono centinaia di milioni di persone che quotidianamente comunicano tra loro, con l’esigenza naturale di socializzare, e nel farlo rispondono ad un messaggio di una multinazionale, dopo aver condiviso sul social network un loro selfie.
Non è da sottovalutare che questo tipo di variazione comporta anche una certa flessibilità psicologica e culturale da parte dell’utente: infatti la multimedialità, nella fattispecie, stimola processi cerebrali diversi rispetto a quelli tradizionali e, quindi, richiedere una maggior complessità percettiva ma con una soglia di attenzione diversa.

Mi piace definire la comunicazione dei tempi nostri circolare o reticolare: un sistema dove il classico concetto “da uno a molti”, “Da molti a uno” è superato e sfiora il “da tutti a tutti”. Ognuno può essere produttore di sé stesso. Insomma, una sorta di democratizzazione della comunicazione pare aleggiare sulla nostra società, senza però tralasciare un tema a cui tengo tanto, tantissimo: il Digital Divide. Siamo qui a parlare di tutto ciò e voi a leggermi perché viviamo in un paese industrializzato il cui accesso alla rete è più o meno accessibile a tutti. Ci sono fette intere del globo che non hanno la possibilità di utilizzare le nuove (o ormai vecchie) tecnologie e, quindi, di poter vivere questa enorme rivoluzione. Purtroppo.

Vi lascio e ricordate di comunicare. Sempre.

Di seguito una mia intervista rilasciata al quotidiano partenopeo “Qualcosa di Napoli” che potrete leggere anche QUI

 

 

Eccoci Pasquale, ci siamo riusciti. Vogliamo porti un po’ di domande sulla tua attività professionale che ci affascina molto e che sarà, senza dubbio, parte integrante del lavoro di domani.

Parlaci di te, di cosa ti occupi oggi?
Domanda difficile quindi. Avrei bisogno di un editoriale con cadenza fissa per raccontare cosa faccio. Scherzi a parte, in primo luogo ringrazio la redazione di Qualcosa Di Napoli sempre attenta, focalizzata sui temi caldi che attanagliano la nostra città e con sguardo lungimirante sull’intero quadro nazionale. Arrivo al punto: mi occupo di comunicazione per aziende ed enti, di formazione e di strategie digitali. Ad oggi mangio di pane e web, di social media, di marketing e di tantissimo altro. Tutte materie che ho studiato e che da un po’ di anni insegno. Specializzato in sviluppo brand, sotto l’aspetto comunicativo, curo la nascita di un marchio, il lancio e le strategie digitali. Amo le sfide, e soprattutto amo vincerle ecco perché faccio questo lavoro. Quando, invece, ho un po’ di tempo (3 ore a settimana) provo ad andare in bici e a spegnere il cervello.

Cosa ti piace della formazione?
Cosa non piace, forse, sarebbe la domanda corretta. Adoro la formazione in tutte le sue sfaccettature, e parto da lontano, da molto lontano: credo molto nel concetto di innovazione e penso che gli innovatori siano coloro che vedono dello straordinario nell’ordinario. Da un’esperienza riescono a fornire una visione diversa del normale. Sono coloro che si cibano di prospettive e passione. Il formatore dovrebbe, secondo me, essere un innovatore. Bisogna cercare di dare un’alternativa, attraverso le proprie doti, per osservare il mondo con occhi diversi. E sarà il destinatario della lezione e motivare l’essenza di tutto ciò. Se è predisposto all’ascolto e alla crescita. Poi aggiungo un’altra cosa e prometto che sarà l’ultima: continuo a ripetere ai colleghi e soprattutto a me stesso che fare formazione ci ha dato una possibilità, la stessa che dovrebbero avere tutti: aver consapevolezza delle proprie capacità. Vi chiederete cosa significhi tutto ciò. È semplice, tutto sommato: puoi essere un tecnico, un genio, ma se non sai apprezzare te stesso queste qualità non riuscirai mai ad esternarle. Ecco perché penso che il primo fattore focale da insegnare, come provo a fare sin dal mio primo giorno, sia la determinazione ed il prendere coscienza di quanto si sappia già fare e di quel che sarà. Quindi, consapevolezza e dinamicità sono la ricetta vincente per riuscire ad affrontare le nuove sfide che la società contemporanea ci pone dinanzi. Le persone prima, le cose dopo. Il mio mantra.

Progetti in cantiere?
Anche qui ne sono un po’. Ma posso rispondere brevemente focalizzandomi su quello per cui mi sto impegnando di più. Sto per lanciare una scuola di formazione per dare la possibilità a tutti di accedere al mondo del digitale e di poter mettere le basi per un percorso professionale serio e strutturato affinché si sia pronti per i mestieri del domani. O di oggi, ahinoi. Il lancio di tutto ciò è cosa non facile, fatta di mille ostacoli, ma la caparbietà, la forza di volontà e le competenze stanno facendoci superare decine e decine di salite ripide. Una delle più grandi difficoltà è il combattere il profluvio di “ore fuffa” di sedicenti maestri che si trovano bighellonando in rete. Trovo stiano mandando in narcosi un settore su cui c’è ancora tanto da lavorare. Ma riusciremo anche in questo, ovviamente. Rimanete sintonizzati.

Molte volte, troppe, vedo e leggo tutto ciò che è contro i principi del marketing e della comunicazione. Ecco perché c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza e soprattutto piantare dei paletti a mo’ di punti cardine che segnino la retta via. E non è il Messia a parlarvi.

 

Sei un Professionista? Un Imprenditore? Un Personaggio Famoso? Un Serial Killer?

Sì, proprio a te mi rivolgo. E a tanti altri. Se la risposta è affermativa saprai già che hai bisogno di puntare tutto sulla tua persona, sulla tua immagine, sul tuo smisurato ego (non mentirmi) se vuoi fare grandi cose, se vuoi rinforzare la tua identità digitale (e non) e quindi ampliare i tuoi business. Insomma, devi fare Personal Branding, che non è un piatto che servono al ristorante sotto il tuo ufficio.

Ma tu, tutto ciò, già lo fai, o pensi di farlo. Ecco, vorrei provare a scavalcare questo muro ed indirizzarti.

In moltissimi fanno comunicazione di tipo personale puntando a migliorare la propria immagine, ma la vera domanda è: lo si fa nel modo corretto?

La risposta è tutto sommato molto semplice e schematica: senza strategia non andrai lontano. Per essere ottimisti.

È bene che tu sappia che prima di iniziare una qualsiasi attività di Personal Branding (e di marketing in generale) dovrai avere una strategia chiara, definita e a lungo termine. Sennò, ti sforzerai per 2 o 3 mesi al massimo (ed anche qui esagero), sprecherai energie utili che potresti impiegare per le tue attività ordinarie ed infine lascerai tutto. A cosa è servito? Sei troppo intelligente per non conoscere la risposta.

 

Ecco, vorrei insieme a te fissare dei focus, dei punti di orientamento da tenere ben presente prima di iniziare a fare Personal Branding, online e/o offline:

 

  • Definisci in modo chiaro l’obiettivo che vuoi raggiungere. Non puoi iniziare a fare sul serio senza sapere dove voler arrivare. Diventeresti la mosca intrappolata nel bicchiere;
  • Definisci il mercato di riferimento;
  • Stabilisci il Target a cui vuoi rivolgerti;
  • Analizza i tuoi competitor. Sì, spia, studia, monitora. Non aver paura;

Passiamo, ora, alla parte operativa:

  • Scegli il tipo di comunicazione;
  • Decidi tutti i canali attraverso vuoi mandare il tuo messaggio;
  • Imposta il TOV (il tono di voce ) che vorrai usare e ricorda di essere sempre coerente (adattandoti ai mezzi)
  • Diversifica i media e sappi che ogni mezzo ha un tipo di comunicazione.Quindi, la massificazione è pupù; la diversificazione il pane;
  • Se scegli un mezzo devi usarlo per bene e con costanza: non lasciare mai niente a metà. Se non lo usi, desisti. Soprattutto per il mondo social.
  • Stabilisci un piano editoriale calendarizzando tutte le azioni.

Infine:

  • Monitora
  • Ascolta
  • Reportizza.Quest’ultima fase – contrariamente a quanto si crede, importantissima: se sai leggere i dati capisci cosa cambiare, dove virare e come migliorare. Viceversa sarai destinato alla mediocrità. E diciamocelo, noi non siamo abituati alla Mediocrità!

 

Per approfondire il tema ti basta contattarmi. Risponderò velocemente, se ne avrò voglia.

 

Signore e Signori, mettetevi comodi, vi racconto una storia…

Partiamo da un po’ di informazioni:

Serendipity Srl – 1.4mln;
Tbs Crew Srl – 3,2mln;
Ferragni Collection 20mln;

Non sono sono numeri del Lotto (per me potete anche provare a farvi baciare dalla Dea Bendata eh!) ma bensì il fatturato delle aziende italiane di Chiara Ferragni nel 2017

Numeri straordinari per delle imprese? Non necessariamente se non fosse che ha creato tutto ciò in meno di pochissimi anni ed oggi è poco più che 30enne. Ma non è tutto qui.

Continuo:

È la fashion blogger più Famosa al Mondo. Sì, al mondo!

È ormai Opinion Maker;

È tra i personaggi più richiesti dai brand più grossi del pianeta;

Per Financial Times è tra i protagonisti femminili del lusso digitale;

Presente nella classifica «30 under 30» di Forbes.

Case study ad Harvard

E mi fermo, per evitare arresti cardiaci.

Ora, arriviamo al punto:

La Signorina Ferragni ha creduto in un settore allora inesplorato (o quasi – in Italia)

Ha iniziato da 0 (Grazie al prezioso contributo del suo ex ragazzo nonché ex socio Riccardo Pozzoli) investendo tempo (tantissimo) e sacrificio conditi di passione ed energia prima ancora di capire che ciò potesse divenire un vero business;

Certo, appartiene ad una famiglia benestante. Ma nulla di diverso dalle tantissime persone che conosco…di cui molte hanno addirittura ereditato vere fortune e/o grosse attività commerciali, a volte finite nella pupù a causa dei loro limiti;

Si è trovata “al posto giusto e al momento giusto” qualcuno direbbe. Ecco, da sempre sostengo che bisogna avere la capacità soprattutto di capire se un momento sia giusto oppure no;

Ha saputo cogliere totalmente le immense possibilità offerte dai Sociale ne ha fatto un Regno (di notorietà soprattutto);

È la Regina della Personalizzazione del brand. E ricordate: ogni virgola che pubblica ha una precisa strategia;

A partire dalla suo volto “acqua e sapone” ha edificato strutture economiche, Soldi, Business;

Il suo matrimonio è stato il Matrimonio. Lavora da mesi senza sosta a questa enorme campagna pubblicitaria: ha studiato, analizzato e creato. Lei ed il suo team.  Ha ideato un format social che è divenuto da subito un Trend Topic (con una portata che cresce ogni secondo più – e vi risparmio i tecnicismi);

Ha dato ancor più valore alla città di Noto, vero diamante siculo, grazie ad una vera operazione di marketing locale;

Lavora oltre 12 ore al giorno come molti Imprenditori. Sì, gestire business è un lavoro; posare tutto il giorno è un lavoro. Mostrarci una vita di benessere e ricchezza è un lavoro. Più piacevole di tanti altri, senza dubbio. Lasciate la morale a casa, magari quella al lago. Vi prego.

Insomma, la Ferragni è un personaggio pubblico che è riuscita a costruirsi la possibilità di vivere (bene) della propria notorietà. Come negli anni hanno fatto tanti altri. Tutto qui.

Tutto ciò spero possa essere utile alle accuse lette in rete questi giorni provenienti da commentatori seriali; da tuttologi professionisti; da chi pensa che la propria storia Instagram al tramonto ad Ibiza sia meno superficiale di chi ha saputo fare dell’apparenza e dell’immagine un impero.

Infine, ve lo dico sommessamente – se la Ferragni è tale è anche un po’ grazie a voi.

Vi lascio disquisire – recalcitranti – sulla profonda crisi valoriale in cui versa questo paese nichilista mentre io corro a farmi fare la mascotte di 2mt (e 200kg)

Ormai è indubbio quanto è importante il web marketing per portare clienti alle aziende.

Se pensiamo a quanto si spendeva in volantinaggio anni fa (ehi, e molti lo fanno ancora!) per pubblicizzare le proprie promozioni, una nuova apertura, un prodotto appena arrivato. Il tutto senza metriche di ritorno, se non “a occhio”, a spanne.

Quindi molto spesso si fa l’errore di considerare l’investimento nell’online un costo freddo, e non appunto un investimento.

Il fatto che mi capita osservando le persone, è che tutti sono immersi nel proprio telefono, guardando video, sfogliando i social e il web in una continua navigazione senza soluzione di continuità.

Eppure sembra che in Italia siamo ancora all’età della pietra.

In questo articolo voglio raccontarti un po’ della mia esperienza, per vedere se Google ADS (Google Adwords) può essere utile come strumento integrato nella tua strategia di web marketing per la tua attività locale (oppure no!)

Per chi non lo conosce, Google Ads è lo strumento pubblicitario che permette di essere visibili (a pagamento) su Google per determinate parole chiave (o anche per gruppi di interessi, o cataloghi prodotti, ma non ne parleremo in questa sede).

 

 

 

 

 

 

Quando si pianifica di usare Google ADS quello che si rischia principalmente è di sbagliare il budget campagna. Se hai un’idea di quanto spendere mensilmente, utilizza il primo mese di settaggi per valutare bene la risposta del tuo pubblico e quanto ti costa avere il singolo LEAD (visita, conversione), perché la risposta potrebbe essere anche che Google ADS non fa per te. Ho avuto esperienza di campagne con molto budget al  mese di budget che non coprono una giornata di campagna. Questo significa avere la percezione di spendere tanto, quando magari raddoppiando il budget giornaliero, o aumentandolo di un 10/15/30% si arriva a conversione. L’obiettivo per la buona rotazione è di avere una copertura adeguata a farci trovare dai nostri potenziali clienti negli orari in cui cercano di più. Un sito fatto bene, con landing rispondenti al pubblico che ricerca converte in media per un discreto risultato circa il 2% delle visite che ottiene.  Questo significa avere una copertura che mi permetta di fare quelle 100 visite adeguate per ottenere le mie 2 conversioni. E il valore della conversione deve ripagare gli investimenti rendendomi un utile adeguato.

Spesso conviene infatti targetizzare le pubblicazioni degli annunci in orari specifici, a fasce orarie e in giorni ben selezionati, evitando di “sprecare” nella fase di “fuori orario” facendo campagne approssimative che girano per 24 ore al giorno. Meglio 8 ore che convertono che 24.

In genere bisogna sempre valutare, soprattutto nella fase iniziale della partenza della campagna, che il budget viene “sprecato” per darci dei dati, che ci fanno riflettere e sui cui risultati possiamo ottimizzare le nostre scelte per fare meglio nei periodi successivi.

 

 

 

 

 

Un’altra fase delicata è la scelta delle parole chiave. Può sembrare la fase più facile perchè Google mette a disposizione strumenti dettagliati per darci suggerimenti su quali parole inserire. E questa sensazione di facilita può creare dei danni inimmaginabili. A livello di uso e abitudine, per capire prima possibile la piega che prenderà la campagna, tendo sempre ad usare le parole chiave con la corrispondenza esatta (quelle racchiuse fra parentesi quadre [ ] ) che fanno vedere gli annunci quando l’utente digita ESATTAMENTE quelle parole tra parentesi, e non altre. Aggiungo inoltre le stesse varianti con la corrispondenza a frase (parole chiavi tra virgolette ” “) che attivano gli annunci solo quando qualcuno cerca la parola chiave come frase esatta o come una variante simile di tale frase esatta, con parole aggiuntive poste all’inizio o alla fine.

Questi due gruppi permettono un minore spreco di budget e una ricerca più determinata se si conoscono bene le chiavi per noi “importanti”.

Dopo un periodo di studio che in genere mi dura 20/30 giorni con un budget di test, tendo a usare una caratteristica analisi delle parole chiave scelte: la funzione Termini di Ricerca, che ci permette di sapere quali termini sono stati ricercati dagli utenti ed hanno attivato gli annunci. Ma io lo so quali parole chiave ho scelto direte voi. Eh si certo. Però il nostro amico Ads attiva gli annunci anche per termini simili. Ed inoltre, quando le parole chiave scelte sono nell’ordine di diverse centinaia, può capitare che le combinazioni ci portino a non filtrare bene, impattando ricerche che non sono utili per i nostri servizi.

Dopo questo controllo possiamo inserire le parole chiave non utili nella lista di PAROLE ESCLUSE (una volta si chiamavano A CORRISPONDENZA INVERSA). E questo passaggio permette di avere una lista chiavi più pulita.

Da quel momento ci occupiamo quindi di distribuire meglio il budget, sui dispositivi con più ricerche (in genere mobile) e scegliere quando e se apparire in testata di prima pagina.

 

 

 

 

 

Senza approfondire ulteriormente altri segmenti del variegato mondo di Google ADS, vorrei sottolineare l’importanza della caratteristica Termini di Ricerca in fatto di Parole Chiave. Questa caratteristica ci permette anche di avere dati precisi nello studiare una strategia di posizionamento, quindi utile anche in chiave SEO, perché in questo caso la Campagna Google Ads può funzionare da test, in quanto  Termini di Ricerca ci racconta esattamente cosa l’utente cerca in fatto di sinomini e termini esatti, fornendoci quindi un preciso feedback su quali termini sono i più ricercati in generale in merito ai nostri servizi. Dico questo perché utilizzo molto questo strumento di Google ADS anche nella fase di studio e pianificazione di SEO per progetti ai quali collaboro. Non Sottovalutatela.