Molte volte, troppe, vedo e leggo tutto ciò che è contro i principi del marketing e della comunicazione. Ecco perché c’è bisogno di fare un po’ di chiarezza e soprattutto piantare dei paletti a mo’ di punti cardine che segnino la retta via. E non è il Messia a parlarvi.

 

Sei un Professionista? Un Imprenditore? Un Personaggio Famoso? Un Serial Killer?

Sì, proprio a te mi rivolgo. E a tanti altri. Se la risposta è affermativa saprai già che hai bisogno di puntare tutto sulla tua persona, sulla tua immagine, sul tuo smisurato ego (non mentirmi) se vuoi fare grandi cose, se vuoi rinforzare la tua identità digitale (e non) e quindi ampliare i tuoi business. Insomma, devi fare Personal Branding, che non è un piatto che servono al ristorante sotto il tuo ufficio.

Ma tu, tutto ciò, già lo fai, o pensi di farlo. Ecco, vorrei provare a scavalcare questo muro ed indirizzarti.

In moltissimi fanno comunicazione di tipo personale puntando a migliorare la propria immagine, ma la vera domanda è: lo si fa nel modo corretto?

La risposta è tutto sommato molto semplice e schematica: senza strategia non andrai lontano. Per essere ottimisti.

È bene che tu sappia che prima di iniziare una qualsiasi attività di Personal Branding (e di marketing in generale) dovrai avere una strategia chiara, definita e a lungo termine. Sennò, ti sforzerai per 2 o 3 mesi al massimo (ed anche qui esagero), sprecherai energie utili che potresti impiegare per le tue attività ordinarie ed infine lascerai tutto. A cosa è servito? Sei troppo intelligente per non conoscere la risposta.

 

Ecco, vorrei insieme a te fissare dei focus, dei punti di orientamento da tenere ben presente prima di iniziare a fare Personal Branding, online e/o offline:

 

  • Definisci in modo chiaro l’obiettivo che vuoi raggiungere. Non puoi iniziare a fare sul serio senza sapere dove voler arrivare. Diventeresti la mosca intrappolata nel bicchiere;
  • Definisci il mercato di riferimento;
  • Stabilisci il Target a cui vuoi rivolgerti;
  • Analizza i tuoi competitor. Sì, spia, studia, monitora. Non aver paura;

Passiamo, ora, alla parte operativa:

  • Scegli il tipo di comunicazione;
  • Decidi tutti i canali attraverso vuoi mandare il tuo messaggio;
  • Imposta il TOV (il tono di voce ) che vorrai usare e ricorda di essere sempre coerente (adattandoti ai mezzi)
  • Diversifica i media e sappi che ogni mezzo ha un tipo di comunicazione.Quindi, la massificazione è pupù; la diversificazione il pane;
  • Se scegli un mezzo devi usarlo per bene e con costanza: non lasciare mai niente a metà. Se non lo usi, desisti. Soprattutto per il mondo social.
  • Stabilisci un piano editoriale calendarizzando tutte le azioni.

Infine:

  • Monitora
  • Ascolta
  • Reportizza.Quest’ultima fase – contrariamente a quanto si crede, importantissima: se sai leggere i dati capisci cosa cambiare, dove virare e come migliorare. Viceversa sarai destinato alla mediocrità. E diciamocelo, noi non siamo abituati alla Mediocrità!

 

Per approfondire il tema ti basta contattarmi. Risponderò velocemente, se ne avrò voglia.

 

Signore e Signori, mettetevi comodi, vi racconto una storia…

Partiamo da un po’ di informazioni:

Serendipity Srl – 1.4mln;
Tbs Crew Srl – 3,2mln;
Ferragni Collection 20mln;

Non sono sono numeri del Lotto (per me potete anche provare a farvi baciare dalla Dea Bendata eh!) ma bensì il fatturato delle aziende italiane di Chiara Ferragni nel 2017

Numeri straordinari per delle imprese? Non necessariamente se non fosse che ha creato tutto ciò in meno di pochissimi anni ed oggi è poco più che 30enne. Ma non è tutto qui.

Continuo:

È la fashion blogger più Famosa al Mondo. Sì, al mondo!

È ormai Opinion Maker;

È tra i personaggi più richiesti dai brand più grossi del pianeta;

Per Financial Times è tra i protagonisti femminili del lusso digitale;

Presente nella classifica «30 under 30» di Forbes.

Case study ad Harvard

E mi fermo, per evitare arresti cardiaci.

Ora, arriviamo al punto:

La Signorina Ferragni ha creduto in un settore allora inesplorato (o quasi – in Italia)

Ha iniziato da 0 (Grazie al prezioso contributo del suo ex ragazzo nonché ex socio Riccardo Pozzoli) investendo tempo (tantissimo) e sacrificio conditi di passione ed energia prima ancora di capire che ciò potesse divenire un vero business;

Certo, appartiene ad una famiglia benestante. Ma nulla di diverso dalle tantissime persone che conosco…di cui molte hanno addirittura ereditato vere fortune e/o grosse attività commerciali, a volte finite nella pupù a causa dei loro limiti;

Si è trovata “al posto giusto e al momento giusto” qualcuno direbbe. Ecco, da sempre sostengo che bisogna avere la capacità soprattutto di capire se un momento sia giusto oppure no;

Ha saputo cogliere totalmente le immense possibilità offerte dai Sociale ne ha fatto un Regno (di notorietà soprattutto);

È la Regina della Personalizzazione del brand. E ricordate: ogni virgola che pubblica ha una precisa strategia;

A partire dalla suo volto “acqua e sapone” ha edificato strutture economiche, Soldi, Business;

Il suo matrimonio è stato il Matrimonio. Lavora da mesi senza sosta a questa enorme campagna pubblicitaria: ha studiato, analizzato e creato. Lei ed il suo team.  Ha ideato un format social che è divenuto da subito un Trend Topic (con una portata che cresce ogni secondo più – e vi risparmio i tecnicismi);

Ha dato ancor più valore alla città di Noto, vero diamante siculo, grazie ad una vera operazione di marketing locale;

Lavora oltre 12 ore al giorno come molti Imprenditori. Sì, gestire business è un lavoro; posare tutto il giorno è un lavoro. Mostrarci una vita di benessere e ricchezza è un lavoro. Più piacevole di tanti altri, senza dubbio. Lasciate la morale a casa, magari quella al lago. Vi prego.

Insomma, la Ferragni è un personaggio pubblico che è riuscita a costruirsi la possibilità di vivere (bene) della propria notorietà. Come negli anni hanno fatto tanti altri. Tutto qui.

Tutto ciò spero possa essere utile alle accuse lette in rete questi giorni provenienti da commentatori seriali; da tuttologi professionisti; da chi pensa che la propria storia Instagram al tramonto ad Ibiza sia meno superficiale di chi ha saputo fare dell’apparenza e dell’immagine un impero.

Infine, ve lo dico sommessamente – se la Ferragni è tale è anche un po’ grazie a voi.

Vi lascio disquisire – recalcitranti – sulla profonda crisi valoriale in cui versa questo paese nichilista mentre io corro a farmi fare la mascotte di 2mt (e 200kg)

Ormai è indubbio quanto è importante il web marketing per portare clienti alle aziende.

Se pensiamo a quanto si spendeva in volantinaggio anni fa (ehi, e molti lo fanno ancora!) per pubblicizzare le proprie promozioni, una nuova apertura, un prodotto appena arrivato. Il tutto senza metriche di ritorno, se non “a occhio”, a spanne.

Quindi molto spesso si fa l’errore di considerare l’investimento nell’online un costo freddo, e non appunto un investimento.

Il fatto che mi capita osservando le persone, è che tutti sono immersi nel proprio telefono, guardando video, sfogliando i social e il web in una continua navigazione senza soluzione di continuità.

Eppure sembra che in Italia siamo ancora all’età della pietra.

In questo articolo voglio raccontarti un po’ della mia esperienza, per vedere se Google ADS (Google Adwords) può essere utile come strumento integrato nella tua strategia di web marketing per la tua attività locale (oppure no!)

Per chi non lo conosce, Google Ads è lo strumento pubblicitario che permette di essere visibili (a pagamento) su Google per determinate parole chiave (o anche per gruppi di interessi, o cataloghi prodotti, ma non ne parleremo in questa sede).

 

 

 

 

 

 

Quando si pianifica di usare Google ADS quello che si rischia principalmente è di sbagliare il budget campagna. Se hai un’idea di quanto spendere mensilmente, utilizza il primo mese di settaggi per valutare bene la risposta del tuo pubblico e quanto ti costa avere il singolo LEAD (visita, conversione), perché la risposta potrebbe essere anche che Google ADS non fa per te. Ho avuto esperienza di campagne con molto budget al  mese di budget che non coprono una giornata di campagna. Questo significa avere la percezione di spendere tanto, quando magari raddoppiando il budget giornaliero, o aumentandolo di un 10/15/30% si arriva a conversione. L’obiettivo per la buona rotazione è di avere una copertura adeguata a farci trovare dai nostri potenziali clienti negli orari in cui cercano di più. Un sito fatto bene, con landing rispondenti al pubblico che ricerca converte in media per un discreto risultato circa il 2% delle visite che ottiene.  Questo significa avere una copertura che mi permetta di fare quelle 100 visite adeguate per ottenere le mie 2 conversioni. E il valore della conversione deve ripagare gli investimenti rendendomi un utile adeguato.

Spesso conviene infatti targetizzare le pubblicazioni degli annunci in orari specifici, a fasce orarie e in giorni ben selezionati, evitando di “sprecare” nella fase di “fuori orario” facendo campagne approssimative che girano per 24 ore al giorno. Meglio 8 ore che convertono che 24.

In genere bisogna sempre valutare, soprattutto nella fase iniziale della partenza della campagna, che il budget viene “sprecato” per darci dei dati, che ci fanno riflettere e sui cui risultati possiamo ottimizzare le nostre scelte per fare meglio nei periodi successivi.

 

 

 

 

 

Un’altra fase delicata è la scelta delle parole chiave. Può sembrare la fase più facile perchè Google mette a disposizione strumenti dettagliati per darci suggerimenti su quali parole inserire. E questa sensazione di facilita può creare dei danni inimmaginabili. A livello di uso e abitudine, per capire prima possibile la piega che prenderà la campagna, tendo sempre ad usare le parole chiave con la corrispondenza esatta (quelle racchiuse fra parentesi quadre [ ] ) che fanno vedere gli annunci quando l’utente digita ESATTAMENTE quelle parole tra parentesi, e non altre. Aggiungo inoltre le stesse varianti con la corrispondenza a frase (parole chiavi tra virgolette ” “) che attivano gli annunci solo quando qualcuno cerca la parola chiave come frase esatta o come una variante simile di tale frase esatta, con parole aggiuntive poste all’inizio o alla fine.

Questi due gruppi permettono un minore spreco di budget e una ricerca più determinata se si conoscono bene le chiavi per noi “importanti”.

Dopo un periodo di studio che in genere mi dura 20/30 giorni con un budget di test, tendo a usare una caratteristica analisi delle parole chiave scelte: la funzione Termini di Ricerca, che ci permette di sapere quali termini sono stati ricercati dagli utenti ed hanno attivato gli annunci. Ma io lo so quali parole chiave ho scelto direte voi. Eh si certo. Però il nostro amico Ads attiva gli annunci anche per termini simili. Ed inoltre, quando le parole chiave scelte sono nell’ordine di diverse centinaia, può capitare che le combinazioni ci portino a non filtrare bene, impattando ricerche che non sono utili per i nostri servizi.

Dopo questo controllo possiamo inserire le parole chiave non utili nella lista di PAROLE ESCLUSE (una volta si chiamavano A CORRISPONDENZA INVERSA). E questo passaggio permette di avere una lista chiavi più pulita.

Da quel momento ci occupiamo quindi di distribuire meglio il budget, sui dispositivi con più ricerche (in genere mobile) e scegliere quando e se apparire in testata di prima pagina.

 

 

 

 

 

Senza approfondire ulteriormente altri segmenti del variegato mondo di Google ADS, vorrei sottolineare l’importanza della caratteristica Termini di Ricerca in fatto di Parole Chiave. Questa caratteristica ci permette anche di avere dati precisi nello studiare una strategia di posizionamento, quindi utile anche in chiave SEO, perché in questo caso la Campagna Google Ads può funzionare da test, in quanto  Termini di Ricerca ci racconta esattamente cosa l’utente cerca in fatto di sinomini e termini esatti, fornendoci quindi un preciso feedback su quali termini sono i più ricercati in generale in merito ai nostri servizi. Dico questo perché utilizzo molto questo strumento di Google ADS anche nella fase di studio e pianificazione di SEO per progetti ai quali collaboro. Non Sottovalutatela.

Parlare di copywriting in senso generico, è come voler cercare un ago in un pagliaio. Mai espressione fu più coerente con il concetto in questione. Perché ti sto dicendo questo? Semplice, il copywriting è un argomento vastissimo e il più delle volte viene preso troppo alla larga. Al contrario, secondo me, bisognerebbe essere molto più specifici quando si parla di scrittura per il web.

 

Nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire il lavoro di grandissimi professionisti. Ho investito tempo ed energie, ho stalkerato costantemente quelli che reputo essere dei “mostri” del digitale e ho imparato che, affermare di lavorare come copywriter non vuol dire assolutamente niente.

 

Il web copywriting è una macro area, in cui molti di noi operano. Sappiamo che i contenuti sono fondamentali e quindi abbiamo deciso di investire tutta la nostra formazione in merito.

 

La verità, però, è che far parte di una macro area del copy, non può bastare. Devi settorializzare il tuo mestiere, specializzarti in qualcosa in particolare. Insomma, devi investire nel copywriting di nicchia, a mio modesto parere.

 

A questo proposito, ho cominciato a leggere tanto, ad approfondire e a sperimentare. Volevo capire in cosa ero particolarmente portata in merito alle mie capacità di copy.

 

Qualche mese fa, ho messo su un progetto insieme ad un mio collega. Di che si tratta? Di un vero e proprio progetto editoriale. In realtà è iniziato per gioco ed è diventato un’idea concreta da pochissimo. Come tutti i grandi sogni, anche questo richiede tanta strada ma non ci spaventa.

 

Ho avuto la possibilità di unire la mia passione per la scrittura, la poesia e i racconti, a quella di perseguire un obiettivo lavorativo. Scrivere per me, è abbastanza naturale. Non impiego molto tempo a formulare dei concetti, più che altro è la fase di revisione e correzione che mi porta via moltissimo tempo. Rileggo i miei contenuti almeno 10 volte. Cambio la struttura del post per altre 10 volte e poi, finalmente, lo pubblico.

 

Piacere e Piacersimolto più di un progetto di copy

 

 

Piacere e Piacersi, diversamente da un blog normale, è un contenitore di testi, poesie, racconti d’amore, racconti erotici, news e tanto altro. Il tema centrale è l’amore verso se stessi: impara ad amarti e ad amare.

 

Sembra un concetto piuttosto astratto, ma secondo me in una società dove la protagonista è l’apparenza, supportata principalmente dal numero di like ad una foto, bisogna un attimo fare un passo indietro.

 

Curando questo progetto, ho avuto modo di rapportarmi a donne dai 25 ai 55 anni di età, che palesemente hanno necessità di essere ascoltate e di imparare ad amarsi di nuovo. Tutta la comunicazione di Piacere e Piacersi è incentrata su questo.

 

Ogni poesia, pensiero e parola è rivolta all’amore. Mi sono resa conto che il mio lavoro poteva essere un modo per parlare alle persone, alle donne in particolare. Le persone hanno bisogno semplicemente di qualcuno che gli dia coraggio.

 

In questo senso sto settorializzando le mie capacità di copywriter, in quanto non utilizzo un modo di comunicare formale ma molto vicino a queste donne. Mi vesto dei loro panni, cerco di capirle. La sorpresa maggiore è stata quando stesso le nostre utenti, si sono sentite libere di mandarci i loro racconti e le loro poesie.

 

Era esattamente questo quello che desideravo. Volevo che lo spazio Facebook e poi quello del sito internet, sviluppato ad hoc, diventassero un “luogo libero” dove poter parlare esplicitamente di sogni, di amore, di passione e di erotismo.

 

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che scrivere di sesso, amore e passione mi viene particolarmente naturale. L’aspetto che più mi ha lasciata senza parole è che alle persone, piace proprio tanto leggere racconti erotici.

 

Probabilmente questo accade anche perché stesso io sono una sentimentale, una che non smette mai di sperare e sognare. Scrivere di amore ed erotismo mi fa sentire a mio agio con la tastiera.

 

…da qui una bella riflessione sul mio lavoro di copy

 

Se scrivi “come diventare copywriter o come scrivere un articolo in ottica SEO”, vedrai che i risultati della SERP ti mostreranno tanti di quei contenuti in merito, che non saprai da dove iniziare a leggere.

 

Chiaramente i blog autorevoli sono pochi, secondo me. Quelli che sanno trattare l’argomento senza annoiare il lettore o spaventarlo non sono molti.

 

Stesso io mi reputo noiosa e severa quando parlo di copywriting puro. Ecco perché qui voglio parlare di copywriting emozionale, creativo, sentimentale, insomma non volto alla mera vendita.

 

 

Ti racconto un’esperienza della mia vita che non tutti conoscono.

Anni fa ho seguito un corso di vendita. Ero stata presa a lavorare in una grande azienda come rappresentate. Ero discretamente portata devo dire. Entravo nel negozio in questione e la presa di appuntamento per me era proprio facile.

 

Quando, però, si arrivava al momento di mostrare i numeri al potenziale cliente, scivolavo su di una buccia di banana. Mi mancava la parte “business woman”, quella in grado di guardare dritto negli occhi il mio cliente senza timore, illustrandogli i vantaggi economici. Ero una vera “pippa” se si trattava di parlare di numeri.

Cosa mi mancava allora? La sicurezza rispetto a quello vendevo.

Oggi, invece, del mio lavoro sono sicura. Sono consapevole di quello che so fare e non temo la concorrenza. Non perché sono più brava di loro. Assolutamente no.

 

Reputo di dover ancora studiare tanto ma quello che so, è che le parole possono essere un ottimo strumento di potere, se usate bene. Io sto imparando ad usarle con criterio. Il mio lavoro mi obbliga a farlo.

 

Curare Piacere e Piacersi, mi obbliga a fare un passo indietro sulla mia formazione di marketing. Parlare alle persone, ad un target specifico, vuol dire entrare nella loro testa, comprendere le loro aspettative, i loro dubbi e le loro speranze.

 

In realtà, quello che sento spesso affermare dai grandi professionisti del settore è proprio questo concetto: “Devi entrare nella mente dell’utente”.

 

David Ogilvy affermava: “La consumatrice non è una cogliona. È tua moglie”. In pratica, trattare l’utente come fosse un bambino o spiegargli i concetti con sufficienza, non tenendo conto della sua possibile personalità, è un errore imperdonabile per chi si occupa di copy.

 

In questo senso il copywriting può diventare settoriale. Tutti i copywriter sanno parlare al loro target, ma un errore che noto spesso in molti copy, è quello di generalizzare la comunicazione. Stesso io ho impiegato molto tempo prima di capire che è necessario mettere molto della propria personalità in un articolo.

 

Anche in un altro caso, con un mio cliente, ho fatto un esperimento con la sua community di Facebook. Per un periodo ho pubblicato articoli emozionali, raccontato storie, portato esempi di persone ed esperienze reali.

 

Non me le sono inventate, ho fatto ricerca. Ho consultato vari forum in merito all’argomento e ho letto molti interventi di persone che avevano fatto quella precisa scelta di acquisto. Il tasso di engagement per gli articoli di questo tipo è stato del 50% più alto, rispetto a quelli informativi.

 

Cosa ne ho ricavato come pensiero? Che se vuoi scrivere per lavoro, devi imparare a parlare con te stesso, prima di tutto. Le regole certo sono fondamentali, così come anche non sottovalutare mai l’intelligenza del nostro utente, ma devi andare oltre.

 

Attenzione però, la mia non è una verità assoluta. Chiaramente i miei sono studi su casi reali, ma rappresentano una percentuale del totale degli utenti che leggono i miei blog.

 

Tu devi fare i tuoi di esperimenti, sul tuo target. Utilizzare sempre un copywriting emozionale o fare storytelling, non è la risposta vincente per tutti i clienti. Devi capire come comunicare con il tuo di target.

 

Quello che però voglio dirti è che curare un blog, scrivere delle lettere di vendita è un’attività che non può essere basata solo su criteri tecnici (grammatica, SEO e formattazione). Anche per gli articoli informativi o quelli che devono risolvere un problema, devi entrare nella mente di chi sti sta leggendo.

 

Questo è il punto dolente del copywriting: si scrive di tutto, si affrontano tanti argomenti diversi e si diventa esperti di infissi o di scarpe, in meno di un mese.

 

Probabilmente, quello che bisognerebbe fare è stringere il campo del proprio lavoro. Anche se all’inizio si perde qualche cliente, non fa niente. Meglio pochi ma redditizi. Specializzarsi in un ambito del copywriting, serve proprio a renderti unico sul mercato.

 

La comunicazione con se stessi è la chiave di tutto. Impara a comunicare con te stesso ogni giorno di più. Esci, non vivere attaccato al computer.

 

Il nostro è un lavoro creativo e il mondo è un ottimo punto di partenza per farti ispirare. Guardati sempre intorno, confrontati con il resto delle persone. Vedrai che sapranno aiutarti a scrivere meglio.

Di seguito un prezioso contributo di chi ha fatto di Telegram un vero strumento di marketing: Flavius Florin Harabor, web developer, consulente web marketing e, per l’appunto, Telegram specialist. Buona lettura…

 

 

 

Telegram viene identificata molto spesso come semplice applicazione per la messaggistica istantanea, però non è così. Questo perché ormai siamo davanti a uno strumento che dà alle persone la possibilità di comunicare con amici, colleghi e parenti, ma allo stesso tempo intorno a questo progetto sono nati tantissimi altri strumenti che rendono Telegram un coltellino svizzero per il business.

 

Il progetto Telegram ha delle applicazioni mobile e client desktop sviluppati in maniera quasi eccellente, offrendo così un sistema di messaggistica sicuro, garantendo la possibilità di condivisioni di file di grandi dimensioni e da la possibilità di comunicare con moltissime persone in contemporanea.

 

Andiamo a scoprire insieme quelle che sono le principali caratteristiche di questa applicazione mobile e desktop che ti semplificano la vita.

 

Che cos’è Telegram?

 

In poche semplice parole Telegram è un’applicazione basata sul cloud computing, focalizzata su velocità e la sicurezza dei propri utenti. Allo stesso tempo l’applicazione è super rapida, aperta, distribuita, semplice e gratuita. Puoi utilizzare Telegram con tutti i tuoi dispositivi contemporaneamente e i tuoi messaggi si sincronizzano istantaneamente su qualsiasi tuo smartphone, tablet o computer.

 

Telegram ha un client ufficiale per ogni sistema operativo mobile (AndroidiOS Windows Mobile) e per ogni sistema operativo desktop (GNU/Linux, Windows e Mac OS), ma anche per smartwatch (Android Wear). Non solo Telegram è integrato anche all’interno del browser Opera e ha anche un client web.

 

Con Telegram, puoi inviare messaggi, foto, video e file di ogni tipo (doc, zip, mp3, etc.), con l’unico limite posto sul peso dei file inviabili. Infatti non si possono inviare file superiori a 1.5 GB. E se non vuoi salvare dati nel tuo dispositivo, puoi sempre tenerli nel cloud.

 

Non solo con Telegram hai la possibilità di creare dei piccoli gruppi di persone, composti da soli 200 membri, così come puoi creare supergruppi che possono arrivare fino a 100.000 membri.

 

Se invece vuoi una comunicazione uno a molti, allora anche a te Telegram offre i Canali che ti permettono di diffondere messaggi a un pubblico illimitato.

 

Indipendentemente dalla tipologia di chat (one-to-one, chat segreta, chat di gruppo o canale), Telegram supporta le risposte, menzioni e hashtag che aiutano gli utenti comuni, ma anche coloro che scelgono di utilizzare questo sistema di messaggistica a mantenere in ordine e rendere efficienti le comunicazioni nei gruppi con molti membri.

 

Adesso che abbiamo scoperto un linea di massima che cos’è Telegram, andiamo a vedere come Telegram può essere utilizzato per il tuo business.

 

Messaggi Salvati

 

Quando crei il tuo profilo Telegram di default avrai uno spazio illimitato all’interno del quale potrai inviare file, note audio, video messaggi, inoltrare messaggi da gruppi o canali.

Questo spazio sarà accessibile solo a te e soltanto a te, che potrai utilizzare come agenda per prendere appunti, salvare link per un eventuale appuntamento o call con un cliente.

 

Si può dire che l’unico limite nell’utilizzare questa funzione per il proprio business è dato dall’immaginazione.

 

Gruppi e SuperGruppi

 

I gruppi e i supergruppi offrono la possibilità, a chi sceglie di utilizzare Telegram per il proprio business, di instaurare un rapporto diretto e umano con i propri clienti o potenziali. I gruppi e i supergruppi di Telegram possono essere utilizzati per fare indagini di settore, salvare i dati relativi a una riunione, scambiare file tra i vari reparti dell’azienda.

 

Così come per i Messaggi Salvati, anche per quello che riguarda l’utilizzo dei gruppi e i supergruppi di Telegram in ambito business sono limitati alla fantasia o l’immaginazione di chi li utilizza.

 

I canali

 

I canali di Telegram sono uno strumento di condivisione e di promozione dei contenuti. Come avevo accennato prima a differenza dei gruppi e i supergruppi, i canali di Telegram si caratterizzano per una comunicazione mono-direzionale. Quindi solo chi crea il canale o gli eventuali amministratori autorizzati hanno la possibilità di gestirlo, postando messaggi e contenuti di vario genere.

 

Quindi se scegli di utilizzare Telegram per il tuo business ecco che i canali diventano una newsletter molto più veloce e a portata di mano. Inviando in modo molto più veloce una comunicazione identica a tutti gli iscritti. Infatti i tempi di consegna di un messaggio inviato attraverso Telegram agli iscritti al canale è istantaneo.

 

Questo significa che si ha una newsletter molto più pratica e più veloce.

 

Non solo i canali Telegram sono il posto ideale per attrarre le persone interessate al tuo brand, stimolando la loro curiosità con contenuti ad hoc.

 

I Bot

 

Dopo i messaggi salvati, i gruppi e i supergruppi, ma soprattutto dopo i canali, ecco che per chi sceglie di utilizzare Telegram per il proprio business arriva un’altra risorsa, cioè i bot.

 

Per chi non lo sapesse i bot altro non sono che delle applicazioni sviluppate da terze parti e che vengono eseguiti all’interno dell’applicazione Telegram. Gli utenti possono interagire con i bot inviando loro messaggi, dando dei comandi o richieste in linea. Un’altra cosa da dire e allo stesso tempo molto interessante, è che i bot di Telegram utilizzano gli stessi dati di una chat, quindi molto di meno rispetto ad una applicazione dedicata per lo stesso identico servizio, che il bot in questione offre.

Insomma i bot rispettano la filosofia con cui l’applicazione Telegram è stata sviluppato.

 

Quindi Telegram ti permette di usare i bot per gestire le domande o le richieste che arrivano alla tua azienda, dandoti anche la possibilità di settare delle risposte predefinite su diversi argomenti oppure rispondere in modo diretto alle domande dei clienti.

 

Se vengono impostate delle risposte automatiche il bot potrebbe rispondere alle domande con il listino prezzi, punti vendita, cataloghi, il meteo, etc.

 

Tutto questo esiste grazie al fatto che Telegram offre agli sviluppatori delle API aggiornate, facili da studiare e allo stesso tempo da la possibilità a chi possiede le capacità di creare un proprio bot personalizzato.

 

Telegram Passport

 

Se sei uno sviluppatore o il proprietario di un servizio che richiede un ID reale sicuramente Telegram Passport è la soluzione migliore che puoi utilizzare.

 

Dal punto di vista di un servizio che richiede l’ID del mondo reale, il processo si presenta così:

 

  • L’utente clicca sul bottone “Accedi con Telegram” sul tuo sito web o nella tua app.
  • Parte la richiesta dei dati di cui avete bisogno per autentificare l’utente.
  • L’utente accetta la tua politica sulla privacy e accetta di condividere i propri dati con il tuo sito o la tua applicazione.
  • A questo punto l’app Telegram dell’utente scarica e decrittografa i dati richiesti dalla memoria crittografata end-to-end su Telegram.
  • Se alcuni dei dati richiesti sono mancanti, l’utente può aggiungerli al proprio Passaporto Telegram a questo punto.
  • L’app dell’utente cripta nuovamente i dati con la tua chiave pubblica e te la invia.
  • Il sistema controlla gli errori e va a richiedere nuovamente all’utente di inserire gli eventuali dati mancanti o non valido.
  • Se tutto è andato bene, ecco che l’utente finale si è registrato.

 

Questa lista serve per far capire quanto il sistema di autenticazione attraverso Telegram Passport possa essere un’ottima soluzione, molto più sicura e facile per far accedere i tuoi clienti a dei servizi dedicati.

 

Strumenti esterni

 

Grazie alle API gratuite, aggiornate costantemente, ben documentate e illimitate nelle funzioni, moltissimi tool on-line e software hanno integrato oppure supportano Telegram. Prima accennavo al fatto che il team di sviluppo del browser Opera ha inserito Telegram nel proprio browser, oltre a loro troviamo all’interno del tool editoriale di social media management PostPickr e anche il servizio IFTTT.

FOTO Tratta da comocity.it

 

Conclusione

 

 

La lista delle funzioni che Telegram ti mette a disposizione e che puoi utilizzare all’interno di questa applicazione – o meglio questo ecosistema – per il tuo business è immensa, diciamo che queste sono solo alcune delle funzioni senza le quali non puoi iniziare il tuo cammino.

 

Ho cercato di elencarti per ognuna di queste funzioni quelle che sono le caratteristiche principali, invitandoti così alla scoperta delle altre caratteristiche non segnalate. Sicuramente il fatto che Telegram ti offre anche un super editor delle immagini, il supporto degli hashtag, la possibilità di modificare i messaggi entro 48 ore dall’invio, il fatto che i dati vengono salvati in cloud e sul tuo dispositivo sono disponibili solo delle copie in cache lasciando libera la memoria del dispositivo. Sono altre caratteristiche che dovrebbero spingerti a valutare sempre di più l’utilizzo di Telegram per il tuo business.

 

Solo pochi mesi fa, a Roma, ho avuto il piacere ed onore di conoscere Bernardo Mannelli, il massimo esponente nel campo dei tool digitali per il business nel Belpaese ed è stato subito amore!

 

Di seguito una piccola intervista, leggiamola insieme…

 

  • Ciao Bernardo, quando in Italia si parla di Tool o di Digitale non è possibile – di certo – fare a meno di pensare a te. Ecco perché siamo curiosi di conoscerti più da vicino. Se dovessi raccontare la tua biografia professionale in pillole, come lo faresti? E, soprattutto, ci sono stati degli eventi nella tua vita che ti hanno condizionato la tua brillante carriera?

Ciao Pasquale e grazie per questa intervista. Nasco a metà degli anni’70 prendo la maturità classica e la laurea in Scienze della Comunicazione a Siena. Nel mio bagaglio di conoscenze mancava però una parte più tecnica, ecco perché ho seguito un Master di digital marketing e poi ho fatto molto studio individuale, cercando di imparare dai blogger e dagli esperti di digital in Italia e all’estero.

Non ci sono stati eventi particolari che hanno condizionato il mio percorso, piuttosto una costante: la curiosità. Quando mi trovavo di fronte qualcosa che non conoscevo, andavo a cercare subito materiale per imparare. Le fonti sono le più diffuse: blog, youtube, riviste sul digital.

 

  • Bernardo, oggi ottimizzare i tempi e gestirli al meglio sono un punto focale per le aziende e soprattutto per i liberi professionisti, ecco anche perché i tool sono importanti se non necessari. Quanto pensi siano necessari?

Quando si vanno a intaccare processi strutturati di lavoro, l’introduzione di strumenti è una faccenda delicata, sia perché inizialmente il tempo speso nelle attività è maggiore, quindi il vantaggio percepito basso, sia perché il processo deve essere studiato fin nei minimi dettagli prima dell’adozione di un qualsiasi software. Troppe volte ho visto ottimi piani naufragare per colpa di processi di lavoro “intoccabili”, alla fine i tempi di lavoro si allungavano invece che comprimersi.

I tool sono fondamentali in azienda, lo sai sono la mia passione, ma il loro corretto utilizzo non può prescindere da un’analisi rigorosa a monte dei flussi di lavoro.

 

  • Indiscutibilmente il tuo gioiellino Tool per Startup è un punto di riferimento oggi per tante aziende e liberi professionisti, quale pensi sia il suo valore aggiunto?

Gioiellino? Mi piace, riutilizzerò questa espressione! Secondo me il valore aggiunto per l’utente è la sua verticalità (i tool) unita alla sua trasversalità. Chiunque può avere bisogno di un software per la sua attività, sia individui che grandi aziende. Una nicchia che può andar bene un po’ per tutti. Non credo sia semplice avere un prodotto/servizio che ha un mercato potenziale così grande.

  • Digitalizzazione, una parola tanto inflazionata quanto necessaria. Quanto ritieni essenziale per un’azienda, nel 2018, lanciarsi nel “fantastico mondo” del digitale? Pensi che in Italia il trend sia positivo?

Penso che sia fondamentale. Vedo il digitale come un moltiplicatore e non come un costo. Certo, questa cultura del digitale accessibile a tutti con pochi euro ha fatto molti danni, erroneamente si pensa che sia tutto gratis. Oggi la portata organica di Facebook è molto bassa, se non fai un minimo di adv non ti vede nessuno.

In Italia noto ancora un ritardo, credo che per invertire questa rotta dobbiamo tutti modificare il nostro modo di lavorare, partendo intanto dal linguaggio, rendendolo comprensibile anche a chi non ha mai sentito parlare di visitatori unici.

 

  • Domanda da un milione di dollari: 5 tool che preferisci su tutti?

Da due milioni! Fammi essere un po’ di parte e citare per primi due prodotti italiani che secondo me hanno davanti una grande prospettiva, poi selezionerò quelli che hanno profili free, così li possiamo provare in tutta la loro potenza:

  • PostPickr per fare social media management in modo semplice. Integrato con la suite di grafica Designbold e con la possibilità di pubblicare su Google My Business e Telegram
  • SeoTesterOnline un prodotto per ottimizzare la SEO dei nostri siti web con percorsi guidati. Accessibile ad un’utenza media. Dà grandi risultati in termini di SERP.

 

Poi

  • Octoboard un tool fantastico che permette di creare delle dashboard di monitoraggio di moltissimi servizi. Per esempio puoi collegare Twitter, Facebook, LinkedIn e Instagram per avere un pannello di analytics dei tuoi social media. Puoi programmare i report e inviarli in automatico al cliente, pensa al risparmio di tempo per le agenzie!
  • Lumen5 sarà che sono stato uno dei primi ad aver avuto la fortuna di provarlo, è un tool che utilizzo ancora oggi: trasforma le pagine web in video. Crea una sorta di storyboard completamente personalizzabile a cui posso aggiungere immagini e musica. Il risultato è sorprendente.
  • Albacross, un tool che permette di vedere le aziende che hanno visitato il mio sito. Pensa ai vantaggi per un’attività B2B. La versione base è gratuita e permette di scoprire visite inaspettate. Il mio blog è stato visto anche dal Ministero della Difesa!

Monia Taglientibrava, bella e super impegnata: parlaci della tua professione Monia, di come hai iniziato e se pensi ci sia stato un momento particolare della tua vita che ti ha portato ad intraprendere questa (brillante) carriera. Insomma Monia, raccontaci di te, ti ascoltiamo con piacere.

 

Digitale

Ciao Pasquale, grazie intanto della bella, ma a giorni mi sento proprio tutto fuorché bella! Ti ringrazio per questa domanda, tra pochi giorni sarò relatore al Salone dello Studente di Roma, dove ci saranno tantissimi studenti, le università e i centri di ricerca, ci tengo alla formazione e sono stata chiamata per parlare del delicato ruolo di noi comunicatori ai ragazzi, sono davvero emozionata.
Il mio inizio è stato davvero complesso, mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione della Sapienza, quando il corso di laurea era tra quelli definiti “non professionalizzanti”; eravamo tantissimi iscritti, facevamo lezione nei cinema, negli oratori, in aule enormi in cui dovevi andare molto prima dell’inizio della lezione altrimenti ti trovavi a prendere appunti seduto a terra e a volte anche in giardini. È stato un inizio difficile che mi ha fatto capire quanto amassi quel percorso formativo. Dopo la laurea di base in Comunicazione ho scelto una magistrale ancora più strana, interfacoltà di Scienze della Comunicazione e Scienze Statistiche, un percorso bellissimo, programmi che affondavano le radici nella statistica sociale, nella demografia, nel marketing applicato, nell’organizzazione degli strumenti utili a indagare determinati fenomeni.

La mia presenza in rete è iniziata piano, piano prima con un Blog di taglio personale, seguitissimo, a quel tempo i Blog erano pochissimi e arrivavo a fare anche 50mila visite al mese, per un blog personale davvero tantissime, numeri che oggi sogniamo per via dell’affollamento delle piattaforme.

Ho continuato la formazione in ambito digitale con diversi corsi e certificazioni, le prime esperienze fallimentari con le Agency e poi la libera professione. Ho capito che per lavorare secondo i propri intenti bisogna farlo solo con chi condivide etica, prassi operativi e dedizione al lavoro, in giro purtroppo c’è chi auspica solo a numeri, io miro alla qualità.

 

Domanda da un milione di dollari: per te che le conosci benissimo, pensi che le PMI in Italia siano abbastanza digitalizzate? Con cosa ti incontri – o scontri – ogni giorno durante il tuo lavoro?

Se apriamo questo discorso, rischio di diventare prolissa. Le PMI e le microimprese in Italia ammontano essere il 95% delle imprese presenti sul territorio nazionale, non lo dico io ma il Rapporto Cerved 2017. Tutte queste aziende, buona parte delle volte si trova a far fronte con alta tassazione e mercato contrario; in questo contesto preferiscono liberi professionisti o Agency che puntano solo al fatturato (Quando fatturano, perché pure qui ci sarebbe da aprire un’altra lunga parentesi) e non a comprendere il progetto che hanno tra le mani.

Le PMI e le microimprese non sono per niente digitalizzate, molto spesso ci troviamo di fronte a titolari o piccoli imprenditori che guardano alla comunicazione digitale e al marketing strategico come optional, perché prima vengono le imposte da pagare, gli stipendi dei dipendenti, i fornitori e solo dopo attività di comunicazione e pubblicità, senza pensare che senza comunicazione difficilmente oggi c’è vendita e di conseguenza c’è fatturato e stipendi da pagare o fornitori da saldare.

Mi impegno da sempre per le PMI e microimprese, sia come formatore che come consulente, a tal proposito sto investendo in un progetto di Local Marketing nel territorio sud di Roma, dove c’è tanto da fare per fare in modo che le aziende non falliscano e dove il territorio può, attraverso di esse, essere valorizzato.

 

Social Media e PMI, come pensi che questo rapporto possa aiutare le imprese?
La comunicazione integrata aiuterà le PMI; bisogna far capire a corporate e PMI che le persone non sono sui social per acquistare, quella è una conseguenza auspicabile del processo di vendita, ma non è l’obiettivo primario delle persone per due motivi: le persone ancora non sanno ancora utilizzare al meglio il digital e i social; le persone sono infedeli come diceva Fabris. Se non si instaura il processo relazionale che porta le persone a fidarsi, difficilmente procederanno con l’acquisto. Purtroppo, invece, la stragrande maggioranza delle PMI o miscroimprese tende a pensare che i social e la rete in genere siano delle vetrine autoreferenziali che basta aprire, che non occorre investire sia in adv che in professionisti che gestiscano la loro comunicazione online, che possano far da sé e quindi come gestiscono il loro account personale possano gestire la presenza digitale della loro azienda; in ultimo chi si affida pensa che i social, la rete e i professionisti del digitali abbiano la bacchetta magica e in pochissimi mesi si possano vedere risultati in presenza di condizioni davvero disastrose.

Il digital e social media marketing può aiutare le imprese se inseriti in un contesto di comunicazione integrata, se investito in essi e se gli strumenti sono a disposizione di un piano strategico reale, per strategia reale intendo comprendere oggettivamente qual è la dimensione vera della propria azienda e agire di conseguenza per raggiungere riconoscibilità, target e fatturati relativi ad essa.

Facebook Marketing Pro di Monia Taglienti e Cristiano Carriero” ormai non si parla d’altro nel settore, a che pubblico è rivolto il vostro libro e quali tematiche in particolare affronta?

Facebook Marketing Pro, edito da Hoepli ricordiamolo, è un testo per utenti Pro, fare marketing su Facebook oggi è diventata un’esigenza, per aziende e professionisti, farlo bene è un valore aggiunto.

Facebook Marketing Pro è il libro che sostiene le aziende e i professionisti nelle corrette strategie di marketing utile per il brand o personal branding.

All’interno del libro sono tra i temi trattati anche turismomusica e sport. Un approfondimento è dedicato alle strategie video che generano performance migliori. Il libro incentiva l’uso consapevole di Facebook con contratti e norme che regola i rapporti tra agenzie o freelance e clienti. Un manuale pratico che non rinuncia all’approfondimento dei nuovi strumenti, delle nuove funzioni e dei diversi campi di applicazione della piattaforma.

Nel testo, oltre le classiche discipline relative al marketing e alla comunicazione aziendale, si affrontano materie come psicologia socialestatistica sociale e sociologia, considerando un contiuum fisiologico tra persone, aziende e social. Insomma non perché l’abbiamo scritto io e Cristiano, ma è davvero un testo interessante.

 

 

 

Eccoci in dirittura d’arrivo: progetti in cantiere?

Le idee sono tantissime, c’è in cantiere il progetto che ti ho detto più su relativo al local marketing e digitalizzazione PMI e microimprese; collaborerò a breve con un format di cooperazione internazionale in ambito sportivo e dedicarmi maggiormente alle docenze perché danno davvero grosse soddisfazioni, oltre questo ho nel cuore la voglia di dedicarmi al Dottorato di Ricerca in Comunicazione e Ricerca Sociale, che dici ci riuscirò? Speriamo!

Ciro Antignani, responsabile comunicazione della Davia SpA, Azienda leader nel settore food, conserve vegetali, parlaci dei tuoi studi e delle tue esperienze.

Ciao Pasquale, ti ringrazio innanzitutto dell’opportunità che mi stai dando. È sempre un piacere confrontarmi con un professionista serio ed in gamba come te.

Come ben sai, sono laureato in culture digitali e della comunicazione alla Federico II di Napoli. Scrivo “come ben sai” perché abbiamo intrapreso questo percorso di studi insieme. Purtroppo?! Scherzo…

Sono sempre stato appassionato di comunicazione digitale sin dai primi anni di liceo e appena ho ricevuto la qualifica di cultore digitale ho cercato in tutto e per tutto di concretizzare questa passione.

In primis con la gestione della comunicazione di una delle agenzie della Wolters Kluwer Italia situata sul territorio partenopeo  e successivamente anche per la testata giornalistica “IlVaporetto.com”.

Inoltre, sempre per passione, ho avuto un approccio prima dilettantistico e poi professionale con il mondo del videomaking, settore che oggi conosco molto bene e di cui mi occupo, quando posso.

 

Sappiamo tutti quanto la digitalizzazione sia ormai un tema diffuso ma – ahinoi – ancora poco praticato. Mentre tu, appena hai messo piede alla Davia hai deciso di digitalizzarla, come hai fatto e quanto è stato impegnativo viste le dimensioni dell’azienda?

 

Appena ho messo piede in Davia: un disastro. Per uno appassionato come me dell “on-line”, vedere che una spA di così grandi dimensioni essere sconosciuta sul web mi fece davvero storcere il naso.

Presi questo come una sfida, mi prefissai come obiettivo quello di riuscire in sei mesi di digitalizzare la società.

Ho iniziato con il fornire alla società un sito internet dinamico, mi sono occupato del Visual Marketing, del Blogging e di tutti i contenuti. Ho lanciato, inoltre, la società sui maggiori canali social con risultati molto soddisfacenti.

Successivamente abbiamo anche inizializzato un ecommerce integrato nel sito, ed oggi, dopo 2 anni di mia presenza in azienda siamo la società campana numero 1 iscritta su piattaforma Alibaba per quanto concerne il settore food!

 

Voglio avvicinarmi alla tua attività quotidiana, raccontaci un giorno tipo. Numero di caffè compreso. 

Non parlarmi di caffé, é il mio tallone d’Achille. Se ne bevo più di uno non dormo la notte 🙂

La mia giornata lavorativa inizia alle 9 e termina alle 18. Orari di ufficio, insomma!

Ad oggi sono molto impegnato nel rispondere alle diverse richieste di quotazioni che ricevo tramite piattaforma Alibaba. Devi sapere che per far sì che la società diventasse la prima società campana per il numero di lead creati è necessario che tutti i prodotti abbiano il massimo rating possibile, grazie alle Keyword ed alla completezza dei contenuti.

Inoltre è importante che le risposte alle richieste siano sempre tempestive altrimenti si perde l’indicizzazione nella ricerca dei prodotti sulla piattaforma.  Inoltre, nel tempo libero (battuta) gestisco la comunicazione offline, la strategia ed il rapporto con la stampa per tutti gli eventi in giro per il mondo a cui partecipiamo come azienda. Insomma, un’attivià impegnativa ma bellissima, quella per cui ho dedicato tanti anni della mia vita agli studi e al sacrificio. Ora ti lascio e corro a prendere un caffé…

Una mia breve intervista a cura del Dottor Carmelo Cutuli rilasciata a Impresa Internazionale.

 

 

Ci parli dell’iniziativa, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore

Potrei dire di averne fatte di cose nella vita, ma il progetto a cui sono maggiormente legato, quasi in modo viscerale, è “ilvaporetto.com”, il quotidiano online che insieme ad altri squinternati fondai anni fa, a mo’ di scommessa. Dopo pochi anni è divenuto una realtà editoriale consolidata dal potenziale inestimabile (Leggi di più)

Anche se molti pensano il contrario – ma andare controcorrente è piuttosto semplice – vivere professionalmente questi anni rappresenta un vero ed inestimabile privilegio: se consideriamo che in poco più di 10 anni abbiamo assistito al radicale quanto focale cambiamento direzionale della comunicazione già rappresenta un motivo in più per fermare il tempo e studiare il fenomeno. Anche se non abbiamo gli strumenti atti per poter premere il tasto “Stop”, in parte proviamo ad analizzare quanto accaduto arrogandoci la presunzione di poter, almeno, pigiare il tasto “Play” e farci trasportare, scientemente, dai fenomeni.
La comunicazione di ieri era senza dubbio unidirezionale e soprattutto verticale: c’era il mittente, il medium, il messaggio e il destinatario. Senza diritto di replica. Avete mai visto qualcuno urlare contro un manifesto pubblicitario affisso in strada? Io no. O quasi.

Oggi, invece, viviamo il tempo della comunicazione orizzontale e bidirezionale: mittente, medium, messaggio, destinatario e di nuovo messaggio, medium e mittente che diviene, a sua volta, destinatario. Strano? Affatto. Ci sono centinaia di milioni di persone che quotidianamente comunicano tra loro, con l’esigenza naturale di socializzare, e nel farlo rispondono ad un messaggio di una multinazionale, dopo aver condiviso sul social media un suo selfie.

 

Ora prendiamo in analisi il cambiamento di cui sopra ed applichiamolo alla comunicazione di tipo aziendale, al marketing. Pensate, per caso, vi siano state differenze strutturali? Domanda retorica ovviamente. Cambiata la direzione della comunicazione variano i tempi di trasmissione di un messaggio, ciò comporta tempi di monitoraggio e di risposta ai messaggi dei clienti diversi, del tutto. Non rispondere ad un cliente corrisponde a non interagire, ed è subito “black list” in funzione della tanto desiderata (e ancora troppe volte sconosciuta) umanizzazione del brand. Ma quest’ultimo argomento richiederebbe un approfondimento tale da dover spostare troppo l’attenzione, ecco perché ne parlerò in un contenuto a parte.

 

Le professioni sono aumentate, la confusione anche. Le competenze si inspessiscono, insieme ai necessari mutamenti psicologi e di approccio al lavoro dei responsabili dei dipartimenti del marketing di un’azienda.

Ecco una lista di alcuni vecchi e nuovi fattori con cui le aziende hanno a che fare ogni giorno e qualora non fosse così, di certo c’è qualcosa che non va e potresti (se hai un’azienda) prenderne spunto:

 

  • Trasparenza: comunica i cambiamenti, gli acquisti, gli scambi professionali, insomma, rendi pubblico ciò che fai nei limiti del possibile;
  • Confidenzialità: il destinatario della tua campagna pubblicitaria riceve il tuo messaggio senza chiederlo, utilizza un linguaggio semplice e alla portata di tutti;
  • Fiducia: ispirare sicurezza e curare la reputazione del tuo brand devono essere tradotti in fiducia nella tua azienda da parte dell’utente.

 

Arrivati a questo punto tutto diviene più semplice e lineare, ti trovi dinanzi ad un nitido bivio: subire passivamente i cambiamenti e ricevere il messaggio che qualcuno vuole inviarti o veicolare lo stesso? A te la scelta. Io ho già deciso, da tempo.