Parlare di copywriting in senso generico, è come voler cercare un ago in un pagliaio. Mai espressione fu più coerente con il concetto in questione. Perché ti sto dicendo questo? Semplice, il copywriting è un argomento vastissimo e il più delle volte viene preso troppo alla larga. Al contrario, secondo me, bisognerebbe essere molto più specifici quando si parla di scrittura per il web.

 

Nell’ultimo anno, ho avuto modo di seguire il lavoro di grandissimi professionisti. Ho investito tempo ed energie, ho stalkerato costantemente quelli che reputo essere dei “mostri” del digitale e ho imparato che, affermare di lavorare come copywriter non vuol dire assolutamente niente.

 

Il web copywriting è una macro area, in cui molti di noi operano. Sappiamo che i contenuti sono fondamentali e quindi abbiamo deciso di investire tutta la nostra formazione in merito.

 

La verità, però, è che far parte di una macro area del copy, non può bastare. Devi settorializzare il tuo mestiere, specializzarti in qualcosa in particolare. Insomma, devi investire nel copywriting di nicchia, a mio modesto parere.

 

A questo proposito, ho cominciato a leggere tanto, ad approfondire e a sperimentare. Volevo capire in cosa ero particolarmente portata in merito alle mie capacità di copy.

 

Qualche mese fa, ho messo su un progetto insieme ad un mio collega. Di che si tratta? Di un vero e proprio progetto editoriale. In realtà è iniziato per gioco ed è diventato un’idea concreta da pochissimo. Come tutti i grandi sogni, anche questo richiede tanta strada ma non ci spaventa.

 

Ho avuto la possibilità di unire la mia passione per la scrittura, la poesia e i racconti, a quella di perseguire un obiettivo lavorativo. Scrivere per me, è abbastanza naturale. Non impiego molto tempo a formulare dei concetti, più che altro è la fase di revisione e correzione che mi porta via moltissimo tempo. Rileggo i miei contenuti almeno 10 volte. Cambio la struttura del post per altre 10 volte e poi, finalmente, lo pubblico.

 

Piacere e Piacersimolto più di un progetto di copy

 

 

Piacere e Piacersi, diversamente da un blog normale, è un contenitore di testi, poesie, racconti d’amore, racconti erotici, news e tanto altro. Il tema centrale è l’amore verso se stessi: impara ad amarti e ad amare.

 

Sembra un concetto piuttosto astratto, ma secondo me in una società dove la protagonista è l’apparenza, supportata principalmente dal numero di like ad una foto, bisogna un attimo fare un passo indietro.

 

Curando questo progetto, ho avuto modo di rapportarmi a donne dai 25 ai 55 anni di età, che palesemente hanno necessità di essere ascoltate e di imparare ad amarsi di nuovo. Tutta la comunicazione di Piacere e Piacersi è incentrata su questo.

 

Ogni poesia, pensiero e parola è rivolta all’amore. Mi sono resa conto che il mio lavoro poteva essere un modo per parlare alle persone, alle donne in particolare. Le persone hanno bisogno semplicemente di qualcuno che gli dia coraggio.

 

In questo senso sto settorializzando le mie capacità di copywriter, in quanto non utilizzo un modo di comunicare formale ma molto vicino a queste donne. Mi vesto dei loro panni, cerco di capirle. La sorpresa maggiore è stata quando stesso le nostre utenti, si sono sentite libere di mandarci i loro racconti e le loro poesie.

 

Era esattamente questo quello che desideravo. Volevo che lo spazio Facebook e poi quello del sito internet, sviluppato ad hoc, diventassero un “luogo libero” dove poter parlare esplicitamente di sogni, di amore, di passione e di erotismo.

 

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che scrivere di sesso, amore e passione mi viene particolarmente naturale. L’aspetto che più mi ha lasciata senza parole è che alle persone, piace proprio tanto leggere racconti erotici.

 

Probabilmente questo accade anche perché stesso io sono una sentimentale, una che non smette mai di sperare e sognare. Scrivere di amore ed erotismo mi fa sentire a mio agio con la tastiera.

 

…da qui una bella riflessione sul mio lavoro di copy

 

Se scrivi “come diventare copywriter o come scrivere un articolo in ottica SEO”, vedrai che i risultati della SERP ti mostreranno tanti di quei contenuti in merito, che non saprai da dove iniziare a leggere.

 

Chiaramente i blog autorevoli sono pochi, secondo me. Quelli che sanno trattare l’argomento senza annoiare il lettore o spaventarlo non sono molti.

 

Stesso io mi reputo noiosa e severa quando parlo di copywriting puro. Ecco perché qui voglio parlare di copywriting emozionale, creativo, sentimentale, insomma non volto alla mera vendita.

 

 

Ti racconto un’esperienza della mia vita che non tutti conoscono.

Anni fa ho seguito un corso di vendita. Ero stata presa a lavorare in una grande azienda come rappresentate. Ero discretamente portata devo dire. Entravo nel negozio in questione e la presa di appuntamento per me era proprio facile.

 

Quando, però, si arrivava al momento di mostrare i numeri al potenziale cliente, scivolavo su di una buccia di banana. Mi mancava la parte “business woman”, quella in grado di guardare dritto negli occhi il mio cliente senza timore, illustrandogli i vantaggi economici. Ero una vera “pippa” se si trattava di parlare di numeri.

Cosa mi mancava allora? La sicurezza rispetto a quello vendevo.

Oggi, invece, del mio lavoro sono sicura. Sono consapevole di quello che so fare e non temo la concorrenza. Non perché sono più brava di loro. Assolutamente no.

 

Reputo di dover ancora studiare tanto ma quello che so, è che le parole possono essere un ottimo strumento di potere, se usate bene. Io sto imparando ad usarle con criterio. Il mio lavoro mi obbliga a farlo.

 

Curare Piacere e Piacersi, mi obbliga a fare un passo indietro sulla mia formazione di marketing. Parlare alle persone, ad un target specifico, vuol dire entrare nella loro testa, comprendere le loro aspettative, i loro dubbi e le loro speranze.

 

In realtà, quello che sento spesso affermare dai grandi professionisti del settore è proprio questo concetto: “Devi entrare nella mente dell’utente”.

 

David Ogilvy affermava: “La consumatrice non è una cogliona. È tua moglie”. In pratica, trattare l’utente come fosse un bambino o spiegargli i concetti con sufficienza, non tenendo conto della sua possibile personalità, è un errore imperdonabile per chi si occupa di copy.

 

In questo senso il copywriting può diventare settoriale. Tutti i copywriter sanno parlare al loro target, ma un errore che noto spesso in molti copy, è quello di generalizzare la comunicazione. Stesso io ho impiegato molto tempo prima di capire che è necessario mettere molto della propria personalità in un articolo.

 

Anche in un altro caso, con un mio cliente, ho fatto un esperimento con la sua community di Facebook. Per un periodo ho pubblicato articoli emozionali, raccontato storie, portato esempi di persone ed esperienze reali.

 

Non me le sono inventate, ho fatto ricerca. Ho consultato vari forum in merito all’argomento e ho letto molti interventi di persone che avevano fatto quella precisa scelta di acquisto. Il tasso di engagement per gli articoli di questo tipo è stato del 50% più alto, rispetto a quelli informativi.

 

Cosa ne ho ricavato come pensiero? Che se vuoi scrivere per lavoro, devi imparare a parlare con te stesso, prima di tutto. Le regole certo sono fondamentali, così come anche non sottovalutare mai l’intelligenza del nostro utente, ma devi andare oltre.

 

Attenzione però, la mia non è una verità assoluta. Chiaramente i miei sono studi su casi reali, ma rappresentano una percentuale del totale degli utenti che leggono i miei blog.

 

Tu devi fare i tuoi di esperimenti, sul tuo target. Utilizzare sempre un copywriting emozionale o fare storytelling, non è la risposta vincente per tutti i clienti. Devi capire come comunicare con il tuo di target.

 

Quello che però voglio dirti è che curare un blog, scrivere delle lettere di vendita è un’attività che non può essere basata solo su criteri tecnici (grammatica, SEO e formattazione). Anche per gli articoli informativi o quelli che devono risolvere un problema, devi entrare nella mente di chi sti sta leggendo.

 

Questo è il punto dolente del copywriting: si scrive di tutto, si affrontano tanti argomenti diversi e si diventa esperti di infissi o di scarpe, in meno di un mese.

 

Probabilmente, quello che bisognerebbe fare è stringere il campo del proprio lavoro. Anche se all’inizio si perde qualche cliente, non fa niente. Meglio pochi ma redditizi. Specializzarsi in un ambito del copywriting, serve proprio a renderti unico sul mercato.

 

La comunicazione con se stessi è la chiave di tutto. Impara a comunicare con te stesso ogni giorno di più. Esci, non vivere attaccato al computer.

 

Il nostro è un lavoro creativo e il mondo è un ottimo punto di partenza per farti ispirare. Guardati sempre intorno, confrontati con il resto delle persone. Vedrai che sapranno aiutarti a scrivere meglio.

Di seguito un prezioso contributo di chi ha fatto di Telegram un vero strumento di marketing: Flavius Florin Harabor, web developer, consulente web marketing e, per l’appunto, Telegram specialist. Buona lettura…

 

 

 

Telegram viene identificata molto spesso come semplice applicazione per la messaggistica istantanea, però non è così. Questo perché ormai siamo davanti a uno strumento che dà alle persone la possibilità di comunicare con amici, colleghi e parenti, ma allo stesso tempo intorno a questo progetto sono nati tantissimi altri strumenti che rendono Telegram un coltellino svizzero per il business.

 

Il progetto Telegram ha delle applicazioni mobile e client desktop sviluppati in maniera quasi eccellente, offrendo così un sistema di messaggistica sicuro, garantendo la possibilità di condivisioni di file di grandi dimensioni e da la possibilità di comunicare con moltissime persone in contemporanea.

 

Andiamo a scoprire insieme quelle che sono le principali caratteristiche di questa applicazione mobile e desktop che ti semplificano la vita.

 

Che cos’è Telegram?

 

In poche semplice parole Telegram è un’applicazione basata sul cloud computing, focalizzata su velocità e la sicurezza dei propri utenti. Allo stesso tempo l’applicazione è super rapida, aperta, distribuita, semplice e gratuita. Puoi utilizzare Telegram con tutti i tuoi dispositivi contemporaneamente e i tuoi messaggi si sincronizzano istantaneamente su qualsiasi tuo smartphone, tablet o computer.

 

Telegram ha un client ufficiale per ogni sistema operativo mobile (AndroidiOS Windows Mobile) e per ogni sistema operativo desktop (GNU/Linux, Windows e Mac OS), ma anche per smartwatch (Android Wear). Non solo Telegram è integrato anche all’interno del browser Opera e ha anche un client web.

 

Con Telegram, puoi inviare messaggi, foto, video e file di ogni tipo (doc, zip, mp3, etc.), con l’unico limite posto sul peso dei file inviabili. Infatti non si possono inviare file superiori a 1.5 GB. E se non vuoi salvare dati nel tuo dispositivo, puoi sempre tenerli nel cloud.

 

Non solo con Telegram hai la possibilità di creare dei piccoli gruppi di persone, composti da soli 200 membri, così come puoi creare supergruppi che possono arrivare fino a 100.000 membri.

 

Se invece vuoi una comunicazione uno a molti, allora anche a te Telegram offre i Canali che ti permettono di diffondere messaggi a un pubblico illimitato.

 

Indipendentemente dalla tipologia di chat (one-to-one, chat segreta, chat di gruppo o canale), Telegram supporta le risposte, menzioni e hashtag che aiutano gli utenti comuni, ma anche coloro che scelgono di utilizzare questo sistema di messaggistica a mantenere in ordine e rendere efficienti le comunicazioni nei gruppi con molti membri.

 

Adesso che abbiamo scoperto un linea di massima che cos’è Telegram, andiamo a vedere come Telegram può essere utilizzato per il tuo business.

 

Messaggi Salvati

 

Quando crei il tuo profilo Telegram di default avrai uno spazio illimitato all’interno del quale potrai inviare file, note audio, video messaggi, inoltrare messaggi da gruppi o canali.

Questo spazio sarà accessibile solo a te e soltanto a te, che potrai utilizzare come agenda per prendere appunti, salvare link per un eventuale appuntamento o call con un cliente.

 

Si può dire che l’unico limite nell’utilizzare questa funzione per il proprio business è dato dall’immaginazione.

 

Gruppi e SuperGruppi

 

I gruppi e i supergruppi offrono la possibilità, a chi sceglie di utilizzare Telegram per il proprio business, di instaurare un rapporto diretto e umano con i propri clienti o potenziali. I gruppi e i supergruppi di Telegram possono essere utilizzati per fare indagini di settore, salvare i dati relativi a una riunione, scambiare file tra i vari reparti dell’azienda.

 

Così come per i Messaggi Salvati, anche per quello che riguarda l’utilizzo dei gruppi e i supergruppi di Telegram in ambito business sono limitati alla fantasia o l’immaginazione di chi li utilizza.

 

I canali

 

I canali di Telegram sono uno strumento di condivisione e di promozione dei contenuti. Come avevo accennato prima a differenza dei gruppi e i supergruppi, i canali di Telegram si caratterizzano per una comunicazione mono-direzionale. Quindi solo chi crea il canale o gli eventuali amministratori autorizzati hanno la possibilità di gestirlo, postando messaggi e contenuti di vario genere.

 

Quindi se scegli di utilizzare Telegram per il tuo business ecco che i canali diventano una newsletter molto più veloce e a portata di mano. Inviando in modo molto più veloce una comunicazione identica a tutti gli iscritti. Infatti i tempi di consegna di un messaggio inviato attraverso Telegram agli iscritti al canale è istantaneo.

 

Questo significa che si ha una newsletter molto più pratica e più veloce.

 

Non solo i canali Telegram sono il posto ideale per attrarre le persone interessate al tuo brand, stimolando la loro curiosità con contenuti ad hoc.

 

I Bot

 

Dopo i messaggi salvati, i gruppi e i supergruppi, ma soprattutto dopo i canali, ecco che per chi sceglie di utilizzare Telegram per il proprio business arriva un’altra risorsa, cioè i bot.

 

Per chi non lo sapesse i bot altro non sono che delle applicazioni sviluppate da terze parti e che vengono eseguiti all’interno dell’applicazione Telegram. Gli utenti possono interagire con i bot inviando loro messaggi, dando dei comandi o richieste in linea. Un’altra cosa da dire e allo stesso tempo molto interessante, è che i bot di Telegram utilizzano gli stessi dati di una chat, quindi molto di meno rispetto ad una applicazione dedicata per lo stesso identico servizio, che il bot in questione offre.

Insomma i bot rispettano la filosofia con cui l’applicazione Telegram è stata sviluppato.

 

Quindi Telegram ti permette di usare i bot per gestire le domande o le richieste che arrivano alla tua azienda, dandoti anche la possibilità di settare delle risposte predefinite su diversi argomenti oppure rispondere in modo diretto alle domande dei clienti.

 

Se vengono impostate delle risposte automatiche il bot potrebbe rispondere alle domande con il listino prezzi, punti vendita, cataloghi, il meteo, etc.

 

Tutto questo esiste grazie al fatto che Telegram offre agli sviluppatori delle API aggiornate, facili da studiare e allo stesso tempo da la possibilità a chi possiede le capacità di creare un proprio bot personalizzato.

 

Telegram Passport

 

Se sei uno sviluppatore o il proprietario di un servizio che richiede un ID reale sicuramente Telegram Passport è la soluzione migliore che puoi utilizzare.

 

Dal punto di vista di un servizio che richiede l’ID del mondo reale, il processo si presenta così:

 

  • L’utente clicca sul bottone “Accedi con Telegram” sul tuo sito web o nella tua app.
  • Parte la richiesta dei dati di cui avete bisogno per autentificare l’utente.
  • L’utente accetta la tua politica sulla privacy e accetta di condividere i propri dati con il tuo sito o la tua applicazione.
  • A questo punto l’app Telegram dell’utente scarica e decrittografa i dati richiesti dalla memoria crittografata end-to-end su Telegram.
  • Se alcuni dei dati richiesti sono mancanti, l’utente può aggiungerli al proprio Passaporto Telegram a questo punto.
  • L’app dell’utente cripta nuovamente i dati con la tua chiave pubblica e te la invia.
  • Il sistema controlla gli errori e va a richiedere nuovamente all’utente di inserire gli eventuali dati mancanti o non valido.
  • Se tutto è andato bene, ecco che l’utente finale si è registrato.

 

Questa lista serve per far capire quanto il sistema di autenticazione attraverso Telegram Passport possa essere un’ottima soluzione, molto più sicura e facile per far accedere i tuoi clienti a dei servizi dedicati.

 

Strumenti esterni

 

Grazie alle API gratuite, aggiornate costantemente, ben documentate e illimitate nelle funzioni, moltissimi tool on-line e software hanno integrato oppure supportano Telegram. Prima accennavo al fatto che il team di sviluppo del browser Opera ha inserito Telegram nel proprio browser, oltre a loro troviamo all’interno del tool editoriale di social media management PostPickr e anche il servizio IFTTT.

FOTO Tratta da comocity.it

 

Conclusione

 

 

La lista delle funzioni che Telegram ti mette a disposizione e che puoi utilizzare all’interno di questa applicazione – o meglio questo ecosistema – per il tuo business è immensa, diciamo che queste sono solo alcune delle funzioni senza le quali non puoi iniziare il tuo cammino.

 

Ho cercato di elencarti per ognuna di queste funzioni quelle che sono le caratteristiche principali, invitandoti così alla scoperta delle altre caratteristiche non segnalate. Sicuramente il fatto che Telegram ti offre anche un super editor delle immagini, il supporto degli hashtag, la possibilità di modificare i messaggi entro 48 ore dall’invio, il fatto che i dati vengono salvati in cloud e sul tuo dispositivo sono disponibili solo delle copie in cache lasciando libera la memoria del dispositivo. Sono altre caratteristiche che dovrebbero spingerti a valutare sempre di più l’utilizzo di Telegram per il tuo business.

 

Solo pochi mesi fa, a Roma, ho avuto il piacere ed onore di conoscere Bernardo Mannelli, il massimo esponente nel campo dei tool digitali per il business nel Belpaese ed è stato subito amore!

 

Di seguito una piccola intervista, leggiamola insieme…

 

  • Ciao Bernardo, quando in Italia si parla di Tool o di Digitale non è possibile – di certo – fare a meno di pensare a te. Ecco perché siamo curiosi di conoscerti più da vicino. Se dovessi raccontare la tua biografia professionale in pillole, come lo faresti? E, soprattutto, ci sono stati degli eventi nella tua vita che ti hanno condizionato la tua brillante carriera?

Ciao Pasquale e grazie per questa intervista. Nasco a metà degli anni’70 prendo la maturità classica e la laurea in Scienze della Comunicazione a Siena. Nel mio bagaglio di conoscenze mancava però una parte più tecnica, ecco perché ho seguito un Master di digital marketing e poi ho fatto molto studio individuale, cercando di imparare dai blogger e dagli esperti di digital in Italia e all’estero.

Non ci sono stati eventi particolari che hanno condizionato il mio percorso, piuttosto una costante: la curiosità. Quando mi trovavo di fronte qualcosa che non conoscevo, andavo a cercare subito materiale per imparare. Le fonti sono le più diffuse: blog, youtube, riviste sul digital.

 

  • Bernardo, oggi ottimizzare i tempi e gestirli al meglio sono un punto focale per le aziende e soprattutto per i liberi professionisti, ecco anche perché i tool sono importanti se non necessari. Quanto pensi siano necessari?

Quando si vanno a intaccare processi strutturati di lavoro, l’introduzione di strumenti è una faccenda delicata, sia perché inizialmente il tempo speso nelle attività è maggiore, quindi il vantaggio percepito basso, sia perché il processo deve essere studiato fin nei minimi dettagli prima dell’adozione di un qualsiasi software. Troppe volte ho visto ottimi piani naufragare per colpa di processi di lavoro “intoccabili”, alla fine i tempi di lavoro si allungavano invece che comprimersi.

I tool sono fondamentali in azienda, lo sai sono la mia passione, ma il loro corretto utilizzo non può prescindere da un’analisi rigorosa a monte dei flussi di lavoro.

 

  • Indiscutibilmente il tuo gioiellino Tool per Startup è un punto di riferimento oggi per tante aziende e liberi professionisti, quale pensi sia il suo valore aggiunto?

Gioiellino? Mi piace, riutilizzerò questa espressione! Secondo me il valore aggiunto per l’utente è la sua verticalità (i tool) unita alla sua trasversalità. Chiunque può avere bisogno di un software per la sua attività, sia individui che grandi aziende. Una nicchia che può andar bene un po’ per tutti. Non credo sia semplice avere un prodotto/servizio che ha un mercato potenziale così grande.

  • Digitalizzazione, una parola tanto inflazionata quanto necessaria. Quanto ritieni essenziale per un’azienda, nel 2018, lanciarsi nel “fantastico mondo” del digitale? Pensi che in Italia il trend sia positivo?

Penso che sia fondamentale. Vedo il digitale come un moltiplicatore e non come un costo. Certo, questa cultura del digitale accessibile a tutti con pochi euro ha fatto molti danni, erroneamente si pensa che sia tutto gratis. Oggi la portata organica di Facebook è molto bassa, se non fai un minimo di adv non ti vede nessuno.

In Italia noto ancora un ritardo, credo che per invertire questa rotta dobbiamo tutti modificare il nostro modo di lavorare, partendo intanto dal linguaggio, rendendolo comprensibile anche a chi non ha mai sentito parlare di visitatori unici.

 

  • Domanda da un milione di dollari: 5 tool che preferisci su tutti?

Da due milioni! Fammi essere un po’ di parte e citare per primi due prodotti italiani che secondo me hanno davanti una grande prospettiva, poi selezionerò quelli che hanno profili free, così li possiamo provare in tutta la loro potenza:

  • PostPickr per fare social media management in modo semplice. Integrato con la suite di grafica Designbold e con la possibilità di pubblicare su Google My Business e Telegram
  • SeoTesterOnline un prodotto per ottimizzare la SEO dei nostri siti web con percorsi guidati. Accessibile ad un’utenza media. Dà grandi risultati in termini di SERP.

 

Poi

  • Octoboard un tool fantastico che permette di creare delle dashboard di monitoraggio di moltissimi servizi. Per esempio puoi collegare Twitter, Facebook, LinkedIn e Instagram per avere un pannello di analytics dei tuoi social media. Puoi programmare i report e inviarli in automatico al cliente, pensa al risparmio di tempo per le agenzie!
  • Lumen5 sarà che sono stato uno dei primi ad aver avuto la fortuna di provarlo, è un tool che utilizzo ancora oggi: trasforma le pagine web in video. Crea una sorta di storyboard completamente personalizzabile a cui posso aggiungere immagini e musica. Il risultato è sorprendente.
  • Albacross, un tool che permette di vedere le aziende che hanno visitato il mio sito. Pensa ai vantaggi per un’attività B2B. La versione base è gratuita e permette di scoprire visite inaspettate. Il mio blog è stato visto anche dal Ministero della Difesa!

Monia Taglientibrava, bella e super impegnata: parlaci della tua professione Monia, di come hai iniziato e se pensi ci sia stato un momento particolare della tua vita che ti ha portato ad intraprendere questa (brillante) carriera. Insomma Monia, raccontaci di te, ti ascoltiamo con piacere.

 

Digitale

Ciao Pasquale, grazie intanto della bella, ma a giorni mi sento proprio tutto fuorché bella! Ti ringrazio per questa domanda, tra pochi giorni sarò relatore al Salone dello Studente di Roma, dove ci saranno tantissimi studenti, le università e i centri di ricerca, ci tengo alla formazione e sono stata chiamata per parlare del delicato ruolo di noi comunicatori ai ragazzi, sono davvero emozionata.
Il mio inizio è stato davvero complesso, mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione della Sapienza, quando il corso di laurea era tra quelli definiti “non professionalizzanti”; eravamo tantissimi iscritti, facevamo lezione nei cinema, negli oratori, in aule enormi in cui dovevi andare molto prima dell’inizio della lezione altrimenti ti trovavi a prendere appunti seduto a terra e a volte anche in giardini. È stato un inizio difficile che mi ha fatto capire quanto amassi quel percorso formativo. Dopo la laurea di base in Comunicazione ho scelto una magistrale ancora più strana, interfacoltà di Scienze della Comunicazione e Scienze Statistiche, un percorso bellissimo, programmi che affondavano le radici nella statistica sociale, nella demografia, nel marketing applicato, nell’organizzazione degli strumenti utili a indagare determinati fenomeni.

La mia presenza in rete è iniziata piano, piano prima con un Blog di taglio personale, seguitissimo, a quel tempo i Blog erano pochissimi e arrivavo a fare anche 50mila visite al mese, per un blog personale davvero tantissime, numeri che oggi sogniamo per via dell’affollamento delle piattaforme.

Ho continuato la formazione in ambito digitale con diversi corsi e certificazioni, le prime esperienze fallimentari con le Agency e poi la libera professione. Ho capito che per lavorare secondo i propri intenti bisogna farlo solo con chi condivide etica, prassi operativi e dedizione al lavoro, in giro purtroppo c’è chi auspica solo a numeri, io miro alla qualità.

 

Domanda da un milione di dollari: per te che le conosci benissimo, pensi che le PMI in Italia siano abbastanza digitalizzate? Con cosa ti incontri – o scontri – ogni giorno durante il tuo lavoro?

Se apriamo questo discorso, rischio di diventare prolissa. Le PMI e le microimprese in Italia ammontano essere il 95% delle imprese presenti sul territorio nazionale, non lo dico io ma il Rapporto Cerved 2017. Tutte queste aziende, buona parte delle volte si trova a far fronte con alta tassazione e mercato contrario; in questo contesto preferiscono liberi professionisti o Agency che puntano solo al fatturato (Quando fatturano, perché pure qui ci sarebbe da aprire un’altra lunga parentesi) e non a comprendere il progetto che hanno tra le mani.

Le PMI e le microimprese non sono per niente digitalizzate, molto spesso ci troviamo di fronte a titolari o piccoli imprenditori che guardano alla comunicazione digitale e al marketing strategico come optional, perché prima vengono le imposte da pagare, gli stipendi dei dipendenti, i fornitori e solo dopo attività di comunicazione e pubblicità, senza pensare che senza comunicazione difficilmente oggi c’è vendita e di conseguenza c’è fatturato e stipendi da pagare o fornitori da saldare.

Mi impegno da sempre per le PMI e microimprese, sia come formatore che come consulente, a tal proposito sto investendo in un progetto di Local Marketing nel territorio sud di Roma, dove c’è tanto da fare per fare in modo che le aziende non falliscano e dove il territorio può, attraverso di esse, essere valorizzato.

 

Social Media e PMI, come pensi che questo rapporto possa aiutare le imprese?
La comunicazione integrata aiuterà le PMI; bisogna far capire a corporate e PMI che le persone non sono sui social per acquistare, quella è una conseguenza auspicabile del processo di vendita, ma non è l’obiettivo primario delle persone per due motivi: le persone ancora non sanno ancora utilizzare al meglio il digital e i social; le persone sono infedeli come diceva Fabris. Se non si instaura il processo relazionale che porta le persone a fidarsi, difficilmente procederanno con l’acquisto. Purtroppo, invece, la stragrande maggioranza delle PMI o miscroimprese tende a pensare che i social e la rete in genere siano delle vetrine autoreferenziali che basta aprire, che non occorre investire sia in adv che in professionisti che gestiscano la loro comunicazione online, che possano far da sé e quindi come gestiscono il loro account personale possano gestire la presenza digitale della loro azienda; in ultimo chi si affida pensa che i social, la rete e i professionisti del digitali abbiano la bacchetta magica e in pochissimi mesi si possano vedere risultati in presenza di condizioni davvero disastrose.

Il digital e social media marketing può aiutare le imprese se inseriti in un contesto di comunicazione integrata, se investito in essi e se gli strumenti sono a disposizione di un piano strategico reale, per strategia reale intendo comprendere oggettivamente qual è la dimensione vera della propria azienda e agire di conseguenza per raggiungere riconoscibilità, target e fatturati relativi ad essa.

Facebook Marketing Pro di Monia Taglienti e Cristiano Carriero” ormai non si parla d’altro nel settore, a che pubblico è rivolto il vostro libro e quali tematiche in particolare affronta?

Facebook Marketing Pro, edito da Hoepli ricordiamolo, è un testo per utenti Pro, fare marketing su Facebook oggi è diventata un’esigenza, per aziende e professionisti, farlo bene è un valore aggiunto.

Facebook Marketing Pro è il libro che sostiene le aziende e i professionisti nelle corrette strategie di marketing utile per il brand o personal branding.

All’interno del libro sono tra i temi trattati anche turismomusica e sport. Un approfondimento è dedicato alle strategie video che generano performance migliori. Il libro incentiva l’uso consapevole di Facebook con contratti e norme che regola i rapporti tra agenzie o freelance e clienti. Un manuale pratico che non rinuncia all’approfondimento dei nuovi strumenti, delle nuove funzioni e dei diversi campi di applicazione della piattaforma.

Nel testo, oltre le classiche discipline relative al marketing e alla comunicazione aziendale, si affrontano materie come psicologia socialestatistica sociale e sociologia, considerando un contiuum fisiologico tra persone, aziende e social. Insomma non perché l’abbiamo scritto io e Cristiano, ma è davvero un testo interessante.

 

 

 

Eccoci in dirittura d’arrivo: progetti in cantiere?

Le idee sono tantissime, c’è in cantiere il progetto che ti ho detto più su relativo al local marketing e digitalizzazione PMI e microimprese; collaborerò a breve con un format di cooperazione internazionale in ambito sportivo e dedicarmi maggiormente alle docenze perché danno davvero grosse soddisfazioni, oltre questo ho nel cuore la voglia di dedicarmi al Dottorato di Ricerca in Comunicazione e Ricerca Sociale, che dici ci riuscirò? Speriamo!

Ciro Antignani, responsabile comunicazione della Davia SpA, Azienda leader nel settore food, conserve vegetali, parlaci dei tuoi studi e delle tue esperienze.

Ciao Pasquale, ti ringrazio innanzitutto dell’opportunità che mi stai dando. È sempre un piacere confrontarmi con un professionista serio ed in gamba come te.

Come ben sai, sono laureato in culture digitali e della comunicazione alla Federico II di Napoli. Scrivo “come ben sai” perché abbiamo intrapreso questo percorso di studi insieme. Purtroppo?! Scherzo…

Sono sempre stato appassionato di comunicazione digitale sin dai primi anni di liceo e appena ho ricevuto la qualifica di cultore digitale ho cercato in tutto e per tutto di concretizzare questa passione.

In primis con la gestione della comunicazione di una delle agenzie della Wolters Kluwer Italia situata sul territorio partenopeo  e successivamente anche per la testata giornalistica “IlVaporetto.com”.

Inoltre, sempre per passione, ho avuto un approccio prima dilettantistico e poi professionale con il mondo del videomaking, settore che oggi conosco molto bene e di cui mi occupo, quando posso.

 

Sappiamo tutti quanto la digitalizzazione sia ormai un tema diffuso ma – ahinoi – ancora poco praticato. Mentre tu, appena hai messo piede alla Davia hai deciso di digitalizzarla, come hai fatto e quanto è stato impegnativo viste le dimensioni dell’azienda?

 

Appena ho messo piede in Davia: un disastro. Per uno appassionato come me dell “on-line”, vedere che una spA di così grandi dimensioni essere sconosciuta sul web mi fece davvero storcere il naso.

Presi questo come una sfida, mi prefissai come obiettivo quello di riuscire in sei mesi di digitalizzare la società.

Ho iniziato con il fornire alla società un sito internet dinamico, mi sono occupato del Visual Marketing, del Blogging e di tutti i contenuti. Ho lanciato, inoltre, la società sui maggiori canali social con risultati molto soddisfacenti.

Successivamente abbiamo anche inizializzato un ecommerce integrato nel sito, ed oggi, dopo 2 anni di mia presenza in azienda siamo la società campana numero 1 iscritta su piattaforma Alibaba per quanto concerne il settore food!

 

Voglio avvicinarmi alla tua attività quotidiana, raccontaci un giorno tipo. Numero di caffè compreso. 

Non parlarmi di caffé, é il mio tallone d’Achille. Se ne bevo più di uno non dormo la notte 🙂

La mia giornata lavorativa inizia alle 9 e termina alle 18. Orari di ufficio, insomma!

Ad oggi sono molto impegnato nel rispondere alle diverse richieste di quotazioni che ricevo tramite piattaforma Alibaba. Devi sapere che per far sì che la società diventasse la prima società campana per il numero di lead creati è necessario che tutti i prodotti abbiano il massimo rating possibile, grazie alle Keyword ed alla completezza dei contenuti.

Inoltre è importante che le risposte alle richieste siano sempre tempestive altrimenti si perde l’indicizzazione nella ricerca dei prodotti sulla piattaforma.  Inoltre, nel tempo libero (battuta) gestisco la comunicazione offline, la strategia ed il rapporto con la stampa per tutti gli eventi in giro per il mondo a cui partecipiamo come azienda. Insomma, un’attivià impegnativa ma bellissima, quella per cui ho dedicato tanti anni della mia vita agli studi e al sacrificio. Ora ti lascio e corro a prendere un caffé…

Una mia breve intervista a cura del Dottor Carmelo Cutuli rilasciata a Impresa Internazionale.

 

 

Ci parli dell’iniziativa, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore

Potrei dire di averne fatte di cose nella vita, ma il progetto a cui sono maggiormente legato, quasi in modo viscerale, è “ilvaporetto.com”, il quotidiano online che insieme ad altri squinternati fondai anni fa, a mo’ di scommessa. Dopo pochi anni è divenuto una realtà editoriale consolidata dal potenziale inestimabile (Leggi di più)

Anche se molti pensano il contrario – ma andare controcorrente è piuttosto semplice – vivere professionalmente questi anni rappresenta un vero ed inestimabile privilegio: se consideriamo che in poco più di 10 anni abbiamo assistito al radicale quanto focale cambiamento direzionale della comunicazione già rappresenta un motivo in più per fermare il tempo e studiare il fenomeno. Anche se non abbiamo gli strumenti atti per poter premere il tasto “Stop”, in parte proviamo ad analizzare quanto accaduto arrogandoci la presunzione di poter, almeno, pigiare il tasto “Play” e farci trasportare, scientemente, dai fenomeni.
La comunicazione di ieri era senza dubbio unidirezionale e soprattutto verticale: c’era il mittente, il medium, il messaggio e il destinatario. Senza diritto di replica. Avete mai visto qualcuno urlare contro un manifesto pubblicitario affisso in strada? Io no. O quasi.

Oggi, invece, viviamo il tempo della comunicazione orizzontale e bidirezionale: mittente, medium, messaggio, destinatario e di nuovo messaggio, medium e mittente che diviene, a sua volta, destinatario. Strano? Affatto. Ci sono centinaia di milioni di persone che quotidianamente comunicano tra loro, con l’esigenza naturale di socializzare, e nel farlo rispondono ad un messaggio di una multinazionale, dopo aver condiviso sul social media un suo selfie.

 

Ora prendiamo in analisi il cambiamento di cui sopra ed applichiamolo alla comunicazione di tipo aziendale, al marketing. Pensate, per caso, vi siano state differenze strutturali? Domanda retorica ovviamente. Cambiata la direzione della comunicazione variano i tempi di trasmissione di un messaggio, ciò comporta tempi di monitoraggio e di risposta ai messaggi dei clienti diversi, del tutto. Non rispondere ad un cliente corrisponde a non interagire, ed è subito “black list” in funzione della tanto desiderata (e ancora troppe volte sconosciuta) umanizzazione del brand. Ma quest’ultimo argomento richiederebbe un approfondimento tale da dover spostare troppo l’attenzione, ecco perché ne parlerò in un contenuto a parte.

 

Le professioni sono aumentate, la confusione anche. Le competenze si inspessiscono, insieme ai necessari mutamenti psicologi e di approccio al lavoro dei responsabili dei dipartimenti del marketing di un’azienda.

Ecco una lista di alcuni vecchi e nuovi fattori con cui le aziende hanno a che fare ogni giorno e qualora non fosse così, di certo c’è qualcosa che non va e potresti (se hai un’azienda) prenderne spunto:

 

  • Trasparenza: comunica i cambiamenti, gli acquisti, gli scambi professionali, insomma, rendi pubblico ciò che fai nei limiti del possibile;
  • Confidenzialità: il destinatario della tua campagna pubblicitaria riceve il tuo messaggio senza chiederlo, utilizza un linguaggio semplice e alla portata di tutti;
  • Fiducia: ispirare sicurezza e curare la reputazione del tuo brand devono essere tradotti in fiducia nella tua azienda da parte dell’utente.

 

Arrivati a questo punto tutto diviene più semplice e lineare, ti trovi dinanzi ad un nitido bivio: subire passivamente i cambiamenti e ricevere il messaggio che qualcuno vuole inviarti o veicolare lo stesso? A te la scelta. Io ho già deciso, da tempo.

Tra un bastimento carico carico di caffè, innumerevoli ore passate a dare nevrotiche testate nel monitor del pc, 120 minuti al telefono e un po’ di lavori portati a termine, ho trovato del tempo da dedicare a questo stupido conteggio e all’analisi, nel dettaglio, della comunicazione gravitata nell’orvita di Sanremo e della socialmedializzazione dell’evento nazionalpopolare più atteso dell’anno.

Si sa, Sanremo unisce, Sanremo allieta, per un po’, le serate degli italiani da 68 anni. Insomma, Sanremo è Sanremo e non possiamo farne almeno.

 

Alzi la mano chi ieri mentre vedeva il maestro Baglioni bighellonare sul palco in modo confuso non è stato con il cellulare in mano, chi mentre ammirava la bella Hunziker presentare gli ospiti non ha scritto Tweet, chi mentre Favino Gnignignava non ha letto gli stati su Facebook…Ecco, come immaginavo, tutti con le mani abbassate pensando a quanto accaduto ieri.

 

Ormai ammettiamolo: vedere Sanremo e commentarlo è più bello che vederlo e basta, aspettare la risposta dell’amico sull’offesa alla canzone di turno emoziona. Conosco una schiera di commentatori seriali che hanno sintonizzato la tv su Rai 1 solo per poter partecipare in modo attivo alle discussioni sui social.

Il vestito di Michelle è bellissimo; davvero un seno bel rifatto; Baglioni chi? Un Trussardi è per sempre; Fiorello e Baglioni la coppia che scoppia; Gni Gni; le mummie nel 2018? Gianni, hai delle mani bellissime. Questo il leitmotiv dal divanone in salotto o da una scomoda sedia in cucina.

Insomma, che mondo sarebbe un Sanremo senza social?

 

Torniamo a noi, vediamo un po’ di noiosissimi ma necessari numeri relativi ai social in funzione di Sanremo 2018. Il tutto è stato da me personalmente estrapolato: mi fido poco delle stime in rete – o sono semplicemente un maniaco.

 

Premessa: 11 milioni e 600mila è il numero di spettatori, con uno share del 52,1%. 

 

Facebook: l’interazione con la pagina Fb Festival di Sanremo ha subito un aumento del (nientepocodimenoche907% rispetto al mese precedente. Senza tralasciare che il tutto è avvenuto in meno di 24 ore. Bruscolini, direbbe qualcuno.

Per Instagram, così come per Twitter, sto effettuando un analisi in tempo reale e quasi non riesco a tener sotto controllo il contatore: l’account ufficiale @sanremorai ha registrato un +4000 follower nelle ultime 12 ore. E mi sta venendo il mal di testa a vedere la crescita in tempo reale.

 

L’account Twitter del Festival @SanremoRai ha guadagnato 6350 follower da ieri sera ad ora e la portata dell’hashtag sponsorizzato dai furbacchioni di Tim  ha avuto una portata, ieri, esorbitante (oltre 1milione), ed ogni ora, 1200 utenti ca. stanno – a distanza di ore dall’evento – scrivendo tweet utilizzando l’#Sanremo2018. 

Ah, quasi dimenticavo: la ricerca in rete della parola Sanremo ha subito un aumento del 180% circa.

Ovviamente, per mancanza di tempo e voglia, ho evitato di analizzare i numeri derivanti dall’indotto: account social di ospiti, cantanti e presentatori. Saremo finiti a mille ed una nota. Ok, la smetto con le battute.

Sono stato costretto ad annoiarvi per farvi intendere di cosa stiamo parlando. E penso sia più che evidente che quanto accaduto ieri, e quanto accadrà nei prossimi giorni, con picco sabato sera, avrà dell’anormale. Più saranno le persone incollate alla tv, più crescerà il numero di utenti che parleranno sui social del Festival, ovviamente.

Un’ultima cosa e poi vi lascio, anche perché le 21 sono vicine: ho trovato singolare, interessante e a tratti simpatico il mutamento comunicativo del Festival, in termini di grafica e di Tono di Voce soprattutto. Questo è dovuto, in parte, anche all’avvento massiccio dei social nelle nostre vite. Infatti  gli addetti ai lavori hanno dovuto cambiare registro, adeguarlo ai tempi, al sentiment.

 

Vi aspetto stasera e ricordate di non esagerare perché domani non avrò altre ore da potervi dedicare. Spegnete il cellulare ed aprite le orecchie. Impossibile, vero? Sì, me compreso.

 

Buona visione.

Se dicessimo alla maggior parte dei fruitori dei Social Silvian Heach la risposta sarebbe scontata: “Pelliccetta“. Quindi non ci proviamo manco.

Sapete perché? Dai, vi aiuto: virale. Questo esemplifica il tutto, quindi tenetelo a mente che poi ci ritorniamo. Ma voglio partire da lontano.

Pochi giorni fa nel famoso Outlet “La Reggia” , nel casertano, è accaduto un singolare fatto, dai tratti onirici ed irriverenti: una simpatica donna ha riportato un capo (un vestitino) al negozio Silvian Heach acquistato solo pochi giorni prima perché “difettato”. Pare che lo stesso, dato la scarsa qualità, avesse macchiato una corposa “Pelliccetta” bianca della cliente. Fin qui parrebbe non vi sia nulla di strano. Mentre i fatti ci dicono il contrario: tutto ciò è avvenuto in una cornice teatrale a mo’ di tragedia greca, o più simile al tanto amato stile tragicomico del maestro Quentin. La signora ha iniziato ad inveire, con violenza, contro le commesse per poi fingere uno svenimento imitando la Cagnotto in pieno stile olimpico. Ci è voluto l’intervento della sicurezza ed un po’ di tempo per normalizzare il tutto. Pare.

Qualcuno, come spesso accade, ha avuto la brillante idea di filmare il tutto e lanciarlo in quella jungla che tanto amo, che tanto amiamo che è la rete. In poche ore il contenuto video si è diffuso in modo capillare e alla velocità della luce è divenuto virale. I Social in questo sono lo strumento per eccellenza. Gruppi, Pagine ed Eventi Facebook, chat di WhatsApp invase, canzoni caricate su Youtube e tanto altro ancora hanno strappato un sorriso e riempito le giornate di noi accaniti ed affamati fruitori degli strumenti di cui sopra.

Se volessimo estremizzare il tutto, potremmo dichiarare che si sono, fisiologicamente, andati a creare 3 filoni di pensiero e di opinione in merito all’accaduto:

 

  1. Critiche al brand per la scarsa qualità dei prodotti;
  2. Critiche alla signora per i modi poco carini (eufemismo);
  3. Sorridere dell’accaduto. Punto.

Ora, eccoci arrivati al punto focale di tutto ciò, il come Silvian Heach ha gestito la difficile Crisi in termini di comunicazione. Quello, d’altronde, che mi interessa davvero:

l’Azienda ha lanciato sui propri canali social un video (vedilo QUI) sobrio che invita le persone a far uso di Vitamina C per prevenire gli “svenimenti” e gestire lo stress della vita quotidiana. Quindi, hanno optato per una risposta (nei tempi giusti) morigerata nei toni cogliendo il Trend Topic del momento e facendo percepire che l’azienda c’è, ha visto il contenuto virale ed ha risposto. In qualche modo.

Premettendo che il Crisis Management sui Social non è mai cosa semplice, ma un buon Social Media Manager con anni di esperienza è skillato anche per questo.

Alcune cose da fare in questi casi, senza dubbio:

  • Rispondere ai commenti;
  • Dare una risposta ufficiale all’accaduto;
  • Effettuare in modo dettagliato Social Listening (ascoltare i social, i points of view in rete).

Sicuramente l’Answer Marketing è quello che preferisco, da sempre. Dare una risposta se sotto accusa e/o sotto mira (o qualcosa del genere) risulta sempre la soluzione vincente. Il come, però, diventa il vero fattore di successo.

Vi starete chiedendo cosa avrei fatto io, vero? Magari no, ma voglio dirvelo comunque.

Dopo poche ore avrei analizzato le ricerche in rete del mio brand, avrei ascoltato il Sentiment sui social a partire dal trend topic e, dopo questo, sancito che il tutto stesse diventando più che virale, avrei fornito una risposta ufficiale a nome dell’azienda che si scusasse del fatto che un cliente (uno sui tantissimi) fosse insoddisfatto del mio brand e dicendo di voler riparare in ogni modo. Certo, l’avrei fatto con un TOV (Tone of Voice) ironico, come ironico è stato ciò che girava sui social. Ricordate, la coerenza nel TOV è tutto. Da sempre. Fatto questo nel minor tempo possibile, avrei cercato la signora (sì, un’attività dispendiosa in termini di tempo), avrei subito risolto il problema sollevato e le avrei fatto un’intervista video ufficiale (con tono sempre simpatico) da lanciare in rete (puntando sul virale) in cui avrebbe spiegato che il tutto sia stato risolto con professionalità, celerità e cordialità. Certo, sarebbe stato meno divertente, ma avrebbe tutelato in un certo modo il mio brand. Alcuni addetti ai lavori si staranno chiedendo: perché dare tutta questa importanza ad un singolo cliente? Non dovrebbero manco porsi, gli stessi, tale domanda. Il fatto è divenuto virale. Non si tratta più di un cliente. Si tratta del cliente!

Detto questo, parliamo di numeri che ho voluto analizzare nel dettaglio: la ricerca in rete della parola “Silvian Heach” ha avuto un incremento dell’oltre 400%, mentre la pagina Facebook del brand ha registrato un Engagement del +376%. Insomma, dati importanti per il tanto sbandierato “purché se ne parli”.

Quanto accaduto avalla il fatto che la rete (con riferimento ai social – medium maggiormente utilizzato dagli utenti) può giovare – tantissimo – così come distruggere. Un evento può essere distribuito in modo così capillare e veloce da riuscire a lasciare un segno.

Conclusioni: la signora è stata ridicolizzata dal web (certo, i suoi comportamenti e modi hanno reso possibile ciò). Vi sono centinaia e centinaia di immagini fotoritoccate con frasi più che divertenti che volano, ancora oggi, in rete. Le aziende che fanno attività di Social Media Marketing, in primis, hanno colto l’occasione (giustamente) per rendere il caso “Pelliccetta” un vero e proprio Meme. Nonostante la simpatica signora cerchi un doppio intento mezzo interviste a tv locali: sdrammatizzare, uscirne vittima.

Il Brand ne esce rinforzato in termini di consistenza e riconoscibilità. Ma, certo, potrebbe essere conosciuta e riconosciuta, oggi, anche per la scarsa qualità dei prodotti. Effetto boomerang?!

Ultima cosa, promesso: da folle (lo ammetto) avrei preferito che fosse stata tutta una strategia di marketing costruita ad hoc dai consulenti dell’azienda per rinforzare il brand. E come se l’avesse fatto.  Ma ciò comporta coraggio, strutturazione, risorse, follia. Tutti elementi non proprio semplici da trovare in giro.

Vi saluto e ricordate che nel prossimo articolo parleremo di Viral Marketing, per rimanere in tema.

 

Vi lascio con un sorriso:

 

Silvian Heach

Ti sei chiesto perché quella che sembrava essere la tendenza del futuro: i piccoli negozietti del tuo centro cittadino che chiudevano a favore di una sempre crescente quantità di e-commerce, e di GDO, si sia fortemente ridimensionata?

Veniamo ogni giorno bombardati da più fronti e ormai ci è sempre più chiaro che molti lavori e attività lavorative andranno a sparire nel prossimo futuro, ma come al solito, gli esperti che si occupano di stilare statistiche più o meno veritiere, non considerano, quello che io amo definire il “Fattore U” (cioè il Fattore Umano). Noi siamo esseri umani, animali sociali, e in quanto tali necessitiamo di creare relazioni con altri esseri umani.

È grazie al nostro “Fattore U” quindi, che riemerge con forza la necessità di stringere relazioni a livello locale e di rifare, come un tempo, acquisti nel piccolo negozio sotto casa, dove è possibile creare un rapporto di fiducia e più umano con il venditore. Questa tendenza si fonde con i più moderni strumenti di web marketing (necessari alla vendita) ed è in questo contesto che nasce e si evolve il concetto di  Local Marketing.

 

Local Marketing: cos’è?

 

Il Local Marketing è quell’insieme di attività di comunicazione e marketing che un’impresa deve mettere in pratica con l’obiettivo di portare più clienti nel proprio negozio – o punto vendita, accrescendo così la notorietà del brand.

Come saprai già, il web è divenuto sempre più uno strumento per conoscere e approfondire il contesto che ci circonda e che viviamo quotidianamente. Sarà certo capitato anche a te, di cercare, ad esempio, su Google, informazioni sulle attività locali della tua città o di finire in un negozio dopo aver apprezzato la sua Pagina Facebook.

Per cui, se non ti convinci che il local marketing è l’unica strategia per continuare a portare avanti con successo la tua attività, significa che, evidentemente, non tieni alla tua azienda.

 

 

Il valore Social per il Local Marketing

 

Abbandonata l’idea che per riuscire a vendere i tuoi prodotti ti basti solo curare le vetrine del tuo punto vendita, la prima cosa che devi fare per metter su un efficace Local Marketing, è creare la giusta strategia che ti permetta di dar vita ad una forte sinergia tra le tue attività, online e offline, passando ovviamente per le attività di Social Media Marketing.

Tieni presente che i comportamenti d’acquisto sono influenzati dai dispositivi mobile. Google ha da poco rilasciato una serie di dati che evidenziano sempre più questa tendenza. Risulta che il 64% degli utenti mobile consulta il proprio dispositivo prima di entrare in uno shop per acquistare un prodotto e il 76% dei consumatori che effettua queste ricerche visita lo shop fisico entro 24 ore. Si, hai letto bene, il 76%! Di questi, il 28% procede poi, con l’acquisto finale.

E ovviamente tutto questo processo avviene tramite i Social.

 

Eccoti quindi, 5 semplici regole che ho stilato e che ti aiuteranno ad essere più performante nel Local Marketing:

 

  1. Cura e costruisci la tua identità sul web e sui Social;
  2. Pianifica le attività in un piano annuale;
  3. Senza strategia non vai da nessuna parte;
  4. Parla alla tua community;
  5. Sii vicino alla tua community.

 

Infine, ti voglio lasciare una sesta regola che vale sia per le tue vendite online che offline, ricordati: “O ci sei sempre, oppure non ci sarai!”